Chine immaginarie #15 – The walking dead – Qui restiamo (vol.9), Robert Kirkman, Charlie Adlard

Attenzione! Questa recensione può contenere tracce di anticipazioni e residui semi lavorati di critica…nonché qualche zombie di passaggio.

E’ difficile riprendersi dopo gli ultimi eventi.

Inevitabile sentirsi ancora scossi e persi, come Rick e Carl che vanno vagabondando di casa in casa, alla  ricerca di cibo.

Rimaniamo relativamente insensibili al vedere ricomparire Michonne ancora viva mentre da la pace alla testa zombie di Tyreese.

Arranchiamo nel post trauma arrivando persino ad assecondare il gesto di Rick che, febbricitante e con il sospetto di un infezione allo stomaco, ingurgita qualche medicinale di troppo.

Regrediamo nell’insicurezza di Carl lasciato solo a cavarsela per se e per il padre in lotta contro la morte.

Le riflessioni, gli sfoghi, la rabbia sono tutte nostre.

La catarsi necessaria ada andare avanti in questa avventura.

Vedere Carl attirare gli zombie fuori dalla portata del padre dormiente e la successiva lotta impari  che deve sostenere sono mezzi escogitati da Robert Kirkman non solo atti a svezzare il piccolo carl ma anche per sanare il nostro cuore a pezzi dopo la mattanza dello scorso albo; L’autore ci tende la mano dopo il tremendo scherzo, ci chiede nuovamente la fiducia.

E noi gliela diamo volentieri ad una condizione: non farci perdere Rick, non trasormarlo in zombie, non farci assistere alla scena di Carl che gli pianta una pallottola in fronte.

E Kirkman esaudisce.

Pare ristabilito un certo ordine cosmico: Rick di nuovo in piedi e in forze e un Carl più consapevole.

Ma non è tutto così tranquillo.

I sensi di colpa di Rick sono tangibili e corrono sul filo …di un telefono; ci metteremo poco, noi e lui, ad accorgerci che dall’altra parte del telefono c’è una follia anestetizzata messa in opera dalla mente di Rick per affrontare il tremendo lutto.

Lo capisce anche lui ma asseconda l’irreale.

Di nuovo la strada, di nuovo gli zombie.

Girovagando reincontrano Michonne (che condivide con Rick il vizio di parlare da sola) e il gruppo di sopravvissuti che aveva lasciato la prigione prema dell’attacco finale ad opera del governatore, inclusa andrea.

Dale è il capo ora e Rick pare volergli cedere completamente lo scettro del potere; non ha più le forze di prendersi responsabilità.

Si resta alla fattoria di Hershell allora, almeno fino a che non succeda qualcosa, tipo l’arrivo di un trio armato che chiede cibo.

Facciamo la conoscenza di Abraham, Eugene e Rosita e nella bagarre che segue l’incontro/scontro apprendiamo il concetto di gregge (zombie attratti da un forte rumore vengono seguiti da altri zombie che incontrano altri zombie ecc) e fatto assolutamente sconcertante, Eugene è uno scienziato in grado di fermare l’apocalisse (si tratterebbe di un virus).

Non c’è bisogno di pensare troppo, anche con il sollecito di un gruppo nutrito di zombie ad avvalorare la pericolosità della loro sistemazione, il processo decisionale di DAle  viene deviato dalla pressione di tutti gli altri sopravvissuti escluso Rick.

Si parte alla volta di Washington.