Chine immaginarie #12 – The walking dead – Questa vita dolorosa (vol.6), Robert Kirkman, Charlie Adlard

Attenzione! Questa recensione può contenere tracce di anticipazioni e residui semi lavorati di critica…nonché qualche zombie di passaggio.

Una inaspettata via di fuga viene aperta da Martinez, guardia pentita di quel porco di un Governatore. Non c’è dato sapere molto su questo cambio di fazione ma i nostri, sentitamente, ringraziano.

La liberazione.

La fuga.

La vendetta di Michonne, soprattutto.

L’erinni nera pareggia i conti con il suo aguzzino. Assistiamo – stavolta con dovizia di particolari – e sinceramente vorremmo trovarci lì a fargli di peggio tanto è il ribrezzo che è riuscito ad istillarci.

Fuga, dicevamo, e ritorno a casa. Al sicuro.

La difficoltà della traversata è inimmaginabile come lo è lo stress emotivo di Michonne, che non parla e miete teste di zombie neanche fosse il giorno delle messi.

Abbiamo il tempo di conoscere meglio Martinez e la sua storia, travagliata e tragica quasi quanto quella dei sopravvissuti che abbiamo imparato ad amare.

Proteggendo Rick e Glenn, racconta di come il Governatore li ha salvati e anche di come poi s’é perduto nel delirio d’onnipotenza.

Torniamo a casa, o é meglio dire, ai morti viventi che evidentemente infastiditi dall’essere stati lasciati a margine, si prendono una piccola rivincita e invadono buona parte della prigione.

Cos’è successo?

Tranquilli solo un poco di scompiglio e tanto spavento, quel che basta a Martinez per tentare di portare a termine la sua missione di spia.

Rick lo impedirà prendendosi nuovamente una responsabilità grande. Lo giustifichiamo. Stavolta bisognerà stringere i denti e prepararsi a dare battaglia.

Non sono soli e gli altri vogliono la loro casa.