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Canone Inverso – Paolo Maurensig

«Sulle origini degli strumenti ad arco si narra che la dea Parvati, sposa di Shiva, impietosita dal destino cui andava incontro l’uomo nella sua avventura terrena, avesse deciso di donargli qualcosa per proteggerlo dai demoni e fargli ritrovare anche sulla terra, qualora lo volesse, il mondo degli dèi. Ma Shiva, geloso di queste attenzioni, con un sol colpo distrusse il suo dono. I frammenti caddero nei mari e sulle foreste, e diedero vita alle conchiglie e alle testuggini, si impressero nel legno degli alberi, discesero fin nei lombi della donna. All’uomo arrivò, intatto, solo l’arco, ma questo fu usato per molte generazioni come un’arma. Fu la prima corda vibrante. Dovettero passare molte ere divine perché l’uomo riuscisse a costruire con un guscio di tartaruga il suo primo liuto, che però veniva ancora pizzicato con le dita. Ma fu solo all’approssimarsi dell’ultima e più temibile èra che l’uomo scoprì come il suo arco potesse servire per far vibrare le corde e imitare così quel suono continuo che aveva generato il mondo, il soffio emanato dalle vesti roteanti di Shiva, il dio danzante, Colui che regge e mantiene l’ordine dell’universo.»

Così comincia Canone inverso. Una premessa con il sapore, il mistero del mito che paga la giusta deferenza alla vera protagonista: la musica. Il romanzo è strutturato a matryoshka; un racconto, nel racconto, nel racconto. (Si, l’ho scritto tre volte).

All’interno di questa elaborata cornice, sullo sfondo di Vienna, terra della musica, Jeno Varga ci racconta la sua storia. Jeno è un giovane di umili origini, violinista per sostanza, e fin dal suo primo incontro con lo strumento sospetta di essere unico, con capacità che vanno ben oltre quello che la tecnica può insegnare:

“Capii ben presto che la tecnica è fondamentalmente un’ opinione, che ogni insegnante cerca di oscurare gli sforzi fatti dal suo predecessore, e che nel caso di un vero talento qual’ ero io, il conflitto tra mediocrità e genio si fa ancora più accanito”

Altri incontri segnano la vita di questo giovane, come quello con Sophie, famosa paolo maurensig--canone inversoviolinista, per cui sboccia un amore siderale, che è trasposizione di quello che nutre per la musica stessa, piuttosto che quello che potrebbe nutrire per una donna. Fin dal loro primo incontro avverte un senso di appartenenza che lo lega a lei, sensazione che non lo abbandonerà per il resto della sua vita:

“La riconobbi con quello scarto di preveggenza che ci fa ricordare un volto ancora prima di scorgerlo, come se affiorasse da una memoria che non ci appartiene.”

Successivamente Jeno ripercorre i terribili anni al Collegium Musicum, dove vivrà attorniato da insegnanti- aguzzini, in un clima di perenne e spietata competizione, e infine l’estate trascorsa al castello dell’amico e compagno Kuno, raccontando le tappe della loro controversa amicizia,  che darà al finale del romanzo esiti a dir poco inaspettati.

La forza di questo libro dallo stile wildiano, è che non vi si chiede necessariamente di essere melomani, o musicisti per apprezzare il modo in cui i personaggi vengono travolti da questa grande passione, che è anche sacrificio e “dolore estatico” , a condizione che ci sia qualcosa nella vostra vita, capace di muovere tutto il resto.Concludo con un personale consiglio: in caso voleste trarre il meglio da questa lettura, andate ad ascoltare i vari brani che vengono citati durante la narrazione, a cominciare dalla Chaccone di Bach che, per quanto mi riguarda, ha già preso posto tra mie playlist on Spotify.

 

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Recensione di
Margherita Gabba

Sono Margherita, ho 30 anni e faccio il medico di Pavia. Amo la narrativa, soprattutto quella che pone l’ attenzione sulla psicologia dei personaggi. Tra i miei autori preferiti troverete Nevo, Franzen, Grossman e Svevo. In sintesi mi definirei una lettrice egocentrica; mi piace ritrovarmi nelle parole di altri, i fortunati scrittori che hanno il dono di sapersi raccontare nero su bianco. Ogni libro è un incontro e serve il giusto tempismo per amarlo davvero, per far scattare la scintilla che trasforma una bella lettura in un ricordo prezioso.

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4 commenti
  • Non ho mai sentito il desiderio di leggere questo romanzo perché delusa dal film, che mi parve troppo melenso. Recentemente, poi, ho letto un altro libro dello stesso autore che mi è sembrato pretenzioso ma incompiuto, “Gli amanti fiamminghi”; così la mia diffidenza è cresciuta. Non so se riuscirò a superare il pregiudizio. Certo, ricordo che le musiche del film di “Canone inverso” erano splendide: su questo non si discute. :)

  • Mi piacerebbe sapere se qualcuno ha visto il film E letto il libro. Anche a me il film non è piaciuto molto, anche se “sotto sotto” sospettavo che ci fosse una storia più complessa e intensa…

  • Ho visto il film tantissimi anni fa, e mi manca il libro, per cui grazie a questa recensione spero di leggerlo prima o poi…

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