Cancroregina – Tommaso Landolfi

-ciao cara –

-ciao altone –

– sono venuto a darti un saluto veloce; passavo di qua –

– non ti fermi per un caffé? –

– no, guarda, devo scappare. ho un appuntamento a Roma e mi manca il tempo –

– mannaggia –

– sai una cosa però! Potresti prestarmi un libro per il viaggio che sono a corto? –

– ma certo! non ho molto, scegli tu… –

– no dai decidi tu. stupiscimi! –

– beh, se la metti così allora…tieni questo, non so se ti piacerà –

 

Me lo sono bevuto.

Scusate la piccola introduzione di vita vissuta ma ci tenevo a porre l’accento anche sul come certi libri  arrivano nelle nostre mani e certi autori nei nostri cuori.
La fiducia riposta in uno scrittore é di sicuro quel che più ci spinge a consigliarlo; da il là alla trasmissione di sensazioni.

Ho parlato di “fiducia”, “più” e “da il là” e sono tutte cose che ritroviamo in Cancroregina.

Tommaso Landolfi aveva un stile inconfondibile, un marchio di fabbrica stampato a fuoco vivo nei suoi testi.
Un viaggio guidato con parole accurate per costruire:

una fantastica astronave, dal dorso lustro e dai mille occhi, dall’ umor bizzarro, dalle multiformi e complicate viscere-

queste sono le note della quarta di copertina a loro volta estrapolate dal testo di Landolfi.

Mi sono invischiato talmente tanto nella lettura da accostare il mio viaggio e il mio stato d’animo a quello dei protagonisti del racconto, come spesso accade per le letture che “capitano” in momenti “casualmente” all’uopo.

Abbiamo in scena un folle, per sua stessa ammissione,  avventuriero (Filano) e un inquieto scrittore chiamato in causa, in una notte insonne e desolata, per un inatteso quanto immaginifico viaggio.
Chi meglio di uno scrittore può assecondare un pazzo? Chi può reggere le redini di Cancroregina (stramba astronave) e portarla a sua destinazione, la Luna, per dimostrare che non c’é meta irraggiungibile ma anime deboli che puntano in basso?

Non mi addentro troppo nella storia perché é tutta qui. La cosa che più conta e fa innamorare é il linguaggio.

Poche volte in vita mia ho provato un coinvolgimento tale nella lettura.

Tutte le fasi di allestimento del viaggio, la comprensione dell’animo l’uno dell’altro, la percezione della follia che si tiene a freno fino alle ultime drammatiche conseguenze; magistrali.

La descrizione della navicella, Cancroregina, vera espressione della contorsione del pensiero che si avviluppa su se stesso e mischia lucidità e confusione nelle sue forme; sublimi.
La navicella appare immensamente forte e in grado di compiere un così ardimentoso viaggio quanto, un momento dopo, fragile accozzaglia di ferro, tubi, e paccottiglia.
L’astronave/grembo sarà un parto allucinante di una mente fuori ragione o trappola per uno scrittore schiavo del mal di vivere? Ai lettori l’ardua sentenza.