C.U.B.A.M.S.C – Marco Cubeddu

Diciamolo subito: C.U.B.A.M.S.C, acronimo di Con Una Bomba A Mano Sul Cuore, è un libro bello. Ben strutturato, ben scritto, appassionante quanto serve per farti dire “ancora una pagina e poi spengo” quando lo leggi la sera a letto con gli occhi già mezzi chiusi. Non mi ha sconvolta in modo devastante, ma credo che questo dipenda ormai dall’età: se lo avessi letto anche solo quattro anni fa, mi avrebbe fatto certamente un effetto molto diverso, più forte, più travolgente, avrei fatto sicuramente mie certe frasi e pensato in alcuni momenti che le inquietudini di Alessandro Spera, il protagonista, erano così simili alle mie pur se intessute in una vita profondamente diversa.

Un romanzo di formazione? Il paragone con Il giovane Holden (libro che, peraltro, a me non ha mai detto granché) viene spontaneo mio malgrado. Si tratta, però, di un giovane Holden ancora più confuso e spaesato, che prende le sue decisioni di vita come se giocasse a freccette, capace di provare abissi di amore e disperazione e pochi attimi dopo di uccidere a sangue freddo una bambina che tiene, manco a farlo apposta, una bomba a mano sul cuore. C.U.B.A.M.S.C resta, però, prima di tutto una storia d’amore. Ed è quando cominciamo ad addentrarci sempre di più nel rapporto tutto strano e storto e assurdo che lega Alessandro a Mallory InWonderland, detta Mel, che la storia ci travolge come una colata di lava, senza lasciare scampo.

COP_Marco Cubeddu_CUBAMSC_.inddVa anche detto che l’autore appartiene in tutto e per tutto alla mia generazione, e le pagine relative alla sua infanzia, con citazioni di cartoni animati e sigle musicali e giochi e abitudini curiose da anni Novanta e miti che ora non avrebbero più modo e tempo di esistere e frasi, parole, modi di dire perfino! – tutto questo mi ha provocato un dejà vu che mai mi era capitato prima con un libro. Anche quando leggevo giovani autori contemporanei, si trattava sempre di gente nata un po’ prima (o, in alcuni rari casi da enfant prodige, un po’ dopo) di me – mi ci ritrovavo sì, ma con qualche riserva. Qui tutto corrisponde: i primi cellulari, Facebook che arriva quando ormai si è già grandicelli, il sentirsi del tutto impotenti e incapaci di reagire in un’epoca che, da lenta che era, ha messo improvvisamente il turbo per filare via velocissima, per poi sprofondare – sempre all’improvviso – in un pantano da cui ancora non è riuscita a uscire. Il mondo, però, diventa sempre più un personaggio secondario mano a mano che la storia tra Alessandro e Mel procede, nonostante gli anni di lontananza e totale mancanza di comunicazione, nonostante le incomprensioni, nonostante lei sia effettivamente un poco stronza e lui incapace di prendere una decisione che sia definitiva. Il finale – che non è una sorpresa, dato che viene rivelato già nella sinossi di retro copertina – si rivela perfetto per una storia d’amore di quelle che come si suol dire “cariano i denti”, ma in questo caso non per la troppa dolcezza.

Alessandro Spera (alter ego dell’autore? non ci è dato sapere, anche se alcuni punti della sua biografia coincidono curiosamente con quelli del suo personaggio) si conferma decisamente come uno dei personaggi più interessanti, accattivanti, sconclusionati e poetici mai usciti dalla penna di un giovane autore contemporaneo. Che dire, speriamo che questo libro sia solo il primo di una lunga serie. Del resto, se a decidere del successo di un romanzo non è la critica bensì il popolo, l’altra sera passavo da via Savona a Milano e ho visto, vergata con vernice nera da bomboletta, la frase C.U.B.A.M.S.C sul muro di un condominio. Volendo credere che il guerrilla marketing non sia ancora arrivato a tanto, se uno diventa già frase da scritta sul muro dopo neanche un mese dalla pubblicazione, i presupposti per un grande successo ci sono tutti.