Body art – Don De Lillo

Quanto pesa l’assenza di figure care nella vita di tutti i giorni?
Molti di noi avranno sperimentato il senso di vuoto lasciato dalla dipartita di un parente, un amico, un animale domestico.
Un buco quasi tangibile dove si provano a stipare impegni per dargli meno ampiezza e profondità.
Ma il vuoto non si esaurisce mai, almeno non con cose concrete e materiali.

Rimane il ricordo, ingombrante, della figura amata che si ripresenta nella vita di tutti i giorni.
Appare dietro un gesto banale, un odore, una voce.
Si incarna di volta in volta la presenza dell’affetto perduto, molto più perché non si comprende il motivo della perdita.

De Lillo riesce ad essere straniante. Mette il punto a frasi incompiute, ripete quanto detto, sposta il lettore da scena a scena trovando così una perdita di lucidità che si rifà a quella della protagonista, Lauren.
Body art è un libro strano. Piccolo. Senza confini.
Già il titolo rimane oscuro fino alla metà della narrazione quando si scopre che gli esercizi che fa Lauren, il suo mangiare di rado e i gesti quotidiani si rifanno ad una professione, quella di body artist appunto, già alienante di suo.
In un subbuglio di trasformazioni interne ed esterne, la protagonista perde spesso il filo tanto da non capire subito che il tipo che si ritrova a casa è fatto di carne ed ossa e non è il fantasma del compianto marito.
Gioiellino da incastonare su una più concreta conoscenza delle opere di Don de Lillo.

“Il tempo sembra passare. Il mondo accade, gli attimi si svolgono, e tu ti fermi a guardare un ragno attaccato alla ragnatela. C’è una luce nitida, un senso di cose delineate con precisione, strisce di lucentezza liquida sulla baia. In una giornata chiara e luminosa dopo un temporale, quando la più piccola delle foglie cadute è trafitta di consapevolezza, tu sai con maggiore sicurezza chi sei”.