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Bianca come il latte rossa come il sangue – Alessandro D’Avenia

Ho tenuto questo libro sul comodino per qualche tempo prima di cominciare a leggerlo. Me ne avevano parlato tendenzialmente bene, ma una conoscente proprio poco prima che iniziassi mi ha spento gli entusiasmi dicendomi che era un romanzo adatto agli adolescenti, non abbastanza “profondo” per chi ha già letto molti libri.

Be’, NO. Forse io sono ancora un po’ adolescente, o forse chi me l’ha detto non ne ha colto tutte le sfumature. Non basta che abbia personaggi adolescenti per dire che un libro è PER adolescenti. Ciò che questo romanzo comunica a proposito della vita e della morte, dell’amicizia e dell’amore è rivolto a tutti. È sicuramente accessibile ANCHE ai ragazzi, ma lascia agli adulti ampi margini di riflessione.

Quante volte ci perdiamo dietro all’illusione che l’amore sia solo rosso passione, fuoco che brucia il cuore e l’anima, per poi scoprire che è semplicemente azzurro, come “un mare in cui far naufragio senza morirne, sul fondo del quale c’è sempre pace, anche quando la superficie è in tempesta”? Quante volte affoghiamo nel vuoto della nostra esistenza, annaspando in un bianco senza fine, prima di capire che “la vita va avanti comunque, e suona che tu lo voglia o no, puoi solo alzare o abbassare il volume. E devi ballare. Meglio che puoi”?

La storia di Leo, giovane studente del Liceo Classico, si intreccia con quella del Sognatore, professore precario che esorta i suoi alunni a trovare un sogno da fare proprio e da coltivare, per se stessi e per l’umanità. Si intreccia con quella di Beatrice, diciassettenne che di sogni ne ha tanti, ma viene colpita da una malattia che glieli porta via. E si intreccia con quella di Silvia, che è l’ancora a cui Leo si aggrappa, tutto ciò di cui ha bisogno. Le voci di questi personaggi ci arrivano attraverso quella del protagonista, che racconta come nel giro di un anno scolastico si trovi ad affrontare una maturazione profonda e consapevole: “sono nato il primo giorno di scuola, cresciuto e invecchiato in soli duecento giorni“. Le frasi brevi, con parole ripetute diverse volte, si imprimono nella mente di chi legge, come se l’autore desse allo stile il compito di creare il clima necessario alla riflessione.

È un libro in cui tutte le figure sono positive. Forse non è completamente realistico, ma lascia una grande dolcezza nel cuore: che è probabilmente ciò di cui abbiamo più bisogno, di questi tempi.

 

 

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