Benvenuti in casa Esposito – Pino Imperatore

Scrivere un romanzo comico sulla camorra senza cedere alla trivialità e scadere nella banalità è una sfida difficile; ancora di più deve esserlo stato per uno scrittore di origini napoletane che vive in Campania, che ha incrociato la sua strada con quella di Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra nel 1985, e che ha collaborato con L’Osservatorio sulla camorra e con altre iniziative simili. Pino Imperatore (Milano, 1961) ha dunque vinto la sua scommessa con Benvenuti in casa Esposito (2012), in cui la realtà amara e tragica di Napoli è trasfigurata da un umorismo non volgare e, soprattutto, non superficiale. Perché quella realtà è troppo attuale e drammatica per permettersi di banalizzarla.

Tonino Esposito ha 35 anni ed è figlio di un boss morto ammazzato. Benché cerchi in ogni modo di conservare un ruolo, seppure secondario, nel nuovo ordine del clan, Tonino è un imbranato che combina un disastro dietro l’altro, mettendo a rischio gli affari della camorra.

Le vicende narrate coprono l’arco di un anno, durante il quale vediamo il protagonista alle prese con incarichi semplici nei quali però puntualmente fallisce. Intorno a lui una famiglia pittoresca, composta dalla moglie Patrizia, dalla madre Manuela, dai suoceri Assunta e Gaetano, dai figli Tina e Genny, dalla domestica ucraina Olga e, come se non bastasse, da un’iguana e un coniglio.

L’impostazione comica impone naturalmente di dedicare maggiore spazio e attenzione agli episodi grotteschi di cui sono protagonisti Tonino e la sua famiglia, escludendo quindi una profonda analisi psicologica dei personaggi e la trattazione critica dei problemi. Tuttavia, come si diceva, Benvenuti in casa Esposito non è un’opera superficiale: il dramma napoletano della camorra emerge comunque chiaro e inequivocabile anche sotto la veste comica; e i personaggi pensosi di Manuela, Tina e in parte Gaetano gettano un’ombra leggera di malinconia che apre uno squarcio sui drammi personali e familiari che si agitano all’interno di una famiglia camorristica. Su tutti i personaggi, naturalmente, campeggia Tonino, un incapace stretto tra il ricordo e la fama del padre e le sue fragilità personali che lo rendono del tutto inadeguato a qualsiasi ruolo all’interno della criminalità: non riesce simpatico, ma certamente suscita ilarità e anche un po’ di pena.images

Il romanzo si legge piacevolmente e speditamente, diverte e fa riflettere, e nonostante qualche caduta in un comico troppo trito, riesce a reggere il ritmo fino alla conclusione. Appare particolarmente adatto, con l’opportuna guida, ad un pubblico giovane, che va introdotto in maniera leggera ad una riflessione sui temi della legalità; ma può essere utile anche ad un pubblico adulto che rischia di trascurare il problema.

Chi vive in queste realtà sa, se mantiene lucidità, che è facile essere risucchiati non solo (e forse non tanto) nel gorgo mortale della criminalità organizzata, ma soprattutto in quella zona grigia ambigua tra legalità e illegalità in cui troppo spesso, per superficialità, per convenienza, per quieto vivere, si muove il napoletano. Ma è proprio l’esistenza di questa affollata zona grigia a consentire alla camorra di prosperare, e dunque di lì occorre ricominciare per una vera e definitiva emancipazione. E questo libro può essere d’aiuto.

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