Bastardo numero uno – Janet Evanovich

Come tutti i libri che scelgo di leggere, anche questo ha la sua storia: in quel di aprile, la mia libraia di fiducia mi consiglia Janet Evanovich per una lettura leggera, da ombrellone. “Un giallorosa!”, lo chiama, e me ne parla abbastanza bene da farmi incuriosire. Inserisco in lista, quindi, riproponendomi di comprarlo appena l’afa si fa così pressante, che non ti riesce di leggere nemmeno una riga di un romanzo serio. Da giugno lo cerco incessantemente, senza trovarlo. Lo ordino, ma lui non arriva mai, e ad agosto, perdo ormai ogni speranza, dato che scopro essere un libro fuori catalogo. Ormai la mia curiosità era troppo in là, e quindi, a mali estremi, estremi rimedi: me lo faccio prestare.

New Jersey. Una ragazza attraente, intelligente, spiritosa ma in grossi guai. Stephanie Plum si ritrova senza un lavoro, con le ombre dei mobili fantasma presenti nei solchi sulla moquette del suo appartamento, e senza elettrodomestici: ha dovuto vendere pure quelli. Non è un caso, quindi, che quando le si presenta l’occasione di guadagnare diecimila dollari tutti in una volta catturando un pericoloso criminale del luogo –nonché suo ex compagno di liceo, nonché playboy della scuola, del quale anche lei fu preda- non ci pensa due volte. Cos’ha, in fondo, da perdere? Semmai tutto da guadagnare. A partire da: una pistola; delle manette; un po’ di tecnica per gestire il mestiere, magari. Senza contare anche il conto in sospeso che ha con Morelli, questo le sembra l’impiego giusto per rimettersi in carreggiata. Per una serie di colpi di fortuna, becca subito il criminale, e comincia a pedinarlo, tra gli sbeffeggi di lui e la (tanta) fatica di lei. Potrebbe anche essere divertente, se a un certo punto Stephanie non cominciasse a trovarsi in situazioni talmente spiacevoli da farle rimpiangere di aver voluto giocare a fare la poliziotta cattiva.

Non trovo definizione migliore che giallorosa, come me l’ha descritto la mia amica. La scrittura scorre piacevolmente come una doccia rinfrescante, e qualche battuta ironica qua e là strappa un sorriso di tanto in tanto. È bello, per una volta, vedere come protagonista una detective energica e risoluta, al posto della solita bambolina che ha paura di uscire di casa senza trucco. E se la storia all’inizio si presenta piuttosto lenta –anche se non così tanto da farti smettere di leggere-, si riprende dalla metà in poi, diventando un giallo-thriller in piena regola. Ho passato le ultime pagine a mangiarmi le unghie dal nervosismo, per scoprire che razza di fine avrebbe fatto questa detective di fortuna!

L’inconveniente è che il titolo è introvabile, almeno ad oggi. Però se magari qualcuno ve lo presta, leggetelo, che ci passate un paio di giorni gradevoli! L’antidoto alla pesantezza delle giornate afose. Leggero, divertente e coinvolgente. Uno Spritz al tramonto!