Bambini nel tempo – Ricardo Menéndez Salmòn

E’ fresco di stampa il nuovo libro di Ricardo Menéndez Salmón (oggi nelle librerie), che assomiglia ad un piccolo scrigno pieno di tante cose ma soprattutto di dolore, il dolore più assurdo e inconcepibile del mondo: la morte di un figlio.

Elena e Antares sono una coppia di lunga data che improvvisamente deve realizzare la morte del figlio portato via da una terribile malattia; l’autore entra nella vita della coppia appena dopo l’immensa perdita, raccontandoci il deragliamento della ragione, il dividersi di due persone che si sono tanto amate ma che nel dolore non sanno restare unite.

Per Antares, la salvezza sarà scrivere una storia speciale, quella che regala un’ infanzia al piccolo Gesù del quale effettivamente conosciamo 11037219_10154128130534517_4880604472730325749_nmolto della sua vita da uomo ma poco o niente di quella del bambino: quali saranno state le sue prime parole, le sue prime paure, le sue prime gioie, le prime amicizie?

E così, se nello scrivere Antares prova a trovare uno spiraglio di luce dal buio pesto di quel dolore opprimente, anni dopo sarà proprio la lettura del suo libro a dare coraggio e conforto ad una donna in crisi, su un’isola baciata da sole.

Quante volte abbiamo usato la scrittura come terapia? Quante volte invece la lettura ci ha salvato da giornate nere?

Un libro piccolo ma intenso, da leggere con il mood giusto perché, per quanto poetica possa essere la scrittura di Menéndez Salmón, l’argomento tocca corde fin troppo sensibili.

L’ autore ha scelto lo stesso titolo di un libro di Ian McEwan, dove si racconta la storia di un padre che, in una mattina come le altre, perde sua figlia in supermercato e non la ritrova mai più.
Due titoli identici per due storie che raccontano un dolore molto simile se non identico.
Che sia un caso? Credo proprio di no.

Per i curiosi: potete leggere la mia recensione del libro di McEwan sempre qui.