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Azami – Aki Shimazaki

Spesso mi è capitato, leggendo letteratura giapponese, di restare perplessa per il lessico e la sintassi estremamente semplici e per le trame esili e prive di emozioni forti (che, se anche sono presenti, non sono descritte bensì solo alluse). Non sono in grado di dire se queste caratteristiche siano tipiche della letteratura nipponica, di certo sono presenti in tanti dei libri che ho letto, tra cui il breve romanzo Azami (Azami, 2014) di Aki Shimazaki (Gifu, 1954), autrice giapponese trapiantata in Canada.

Mitsuo ha quasi 36 anni, una moglie intelligente e volitiva, due bambini e un lavoro come redattore. Tuttavia è un uomo insoddisfatto: da anni non ha più rapporti intimi con la moglie e anche il lavoro non lo entusiasma particolarmente. Quando Mitsuo rivede Goro, un vecchio compagno delle scuole elementari, e Mitsuko, il suo primo amore dell’infanzia, la crisi esplode. Tra la primavera e l’autunno qualcosa cambierà.

Azami è il nome giapponese del fiore del cardo, caratterizzato dalle tipiche spine. Questo nome compare anche in una nenia che la nonna cantava a Mitsuo bambino ed è il soprannome che Mitsuo aveva dato, nei propri diari infantili, alla compagna Mitsuko di cui era innamorato. Mitsuko, a sua volta, lo ha scelto come soprannome nel suo lavoro di intrattenitrice di uomini. Azami è dunque il filo rosso che, misteriosamente e quasi magicamente, collega passato e presente, Mitsuo e Mitsuko (che tra l’altro hanno nomi con la stessa radice che significa “soddisfazione”).

In realtà c’è ben poca soddisfazione nella vita di Mitsuo e forse anche in quella di Mitsuko (che però resta, nel racconto, avvolta in gran parte nel mistero), ma di certo i due la cercano, perfino disperatamente. E non solo loro: anche Atsuko, la moglie di Mitsuo, ha sogni e progetti. Dei tre è forse anzi quella che ha le idee più chiare e la maggiore determinazione: ha rinunciato a suo tempo al lavoro per dedicarsi alla casa e ai figli, cosa di cui il marito è molto compiaciuto, ma in realtà ha continuato a coltivare i propri interessi e non è disposta a sacrificarli per sempre.

Tutto è narrato in maniera misurata, le passioni e i tormenti appena accennati, vissuti in maniera molto composta dai personaggi o comunque raccontati in maniera lieve. Il libro, un racconto più che un romanzo, è una lettura certamente gradevole, leggera ma non superficiale, che insinua anche in noi il dubbio se davvero stiamo realizzando nella vita ciò che desideriamo di più (e che spesso era il nostro sogno di bambini). Inevitabilmente, inoltre, il racconto impone una riflessione sulla condizione delle donne, ancora vittime di pregiudizi e preclusioni. Tuttavia la scrittura scarna non mi è congeniale e questo mi scoraggia dal leggere i racconti che, a partire da Azami, compongono l’ultima pentalogia della scrittrice.

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D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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