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Ascolta il mio cuore – Bianca Pitzorno

Qualche mese fa si è tornati a parlare di un caso esploso nel 2016, quando una famiglia di Carpi contestò duramente la scelta della maestra del figlio di far leggere Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno. Alcuni infatti definiscono romanzi come questo o come Extraterrestre alla pari, della stessa scrittrice, come libri “gender”, inopportuni e pericolosi per dei giovani lettori. Il clima di questi ultimi tempi in Italia certamente non è dei più favorevoli alla causa LGBT, purtroppo. E dunque la questione è ancora, e forse ancor più urgentemente, attuale. Letta la notizia, che in passato mi era sfuggita, la mia prima reazione è stato un sentimento misto di incredulità e di indignazione; immediatamente dopo ho acquistato i due libri incriminati, che (lo ammetto) non conoscevo.

Ascolta il mio cuore è un romanzo del 1991 in cui l’autrice Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) si propone di raccontare la scuola italiana del secondo dopoguerra, attraverso la storia di tre bambine di quarta elementare, Prisca, Elisa e Rosalba. La scrittrice avverte, nell’introduzione, che i fatti narrati sono tutti realmente accaduti, anche se lei li ha rielaborati e ricomposti in un’unica storia coerente che si svolge nell’arco di un anno scolastico. Tutto comincia con l’arrivo della nuova maestra, Argia Sforza, che si rivela un’arpia aggressiva e classista: le tre amichette, indignate dai comportamenti dell’insegnante, cercano di ribellarsi.

Il romanzo, destinato ad un pubblico di lettori giovanissimi, è scritto in maniera semplice, garbata e accattivante. Ci si affeziona perciò facilmente alle protagoniste (e non solo a loro): a Prisca, istintivamente e focosamente avversaria di ogni sopruso, piccola fantasiosa scrittrice in erba; a Elisa, la mite orfanella di guerra affidata alla cura di zii e nonni, capace nell’indignazione di gesti inaspettati; a Rosalba, la piccola pittrice col conto aperto in pasticceria e soprattutto con un cuore aperto, senza pregiudizi; allo stesso modo diventano immediatamente antipatiche al lettore la maestra Sforza e le allieve leccapiedi predilette dall’insegnante.

Attraverso questo libro un giovane lettore degli anni ’90, ma ancora di oggi, poteva e può imparare a conoscere il mondo della scuola e più in generale la società italiana del secondo dopoguerra, in cui esistevano sacche di povertà spaventosa (persone che camminavano d’abitudine a piedi nudi per le strade e che vivevano senza acqua e servizi igienici nelle case), in cui la scuola era fortemente classista e discriminatoria e pesanti punizioni corporali in aula e a casa erano la norma. Qualcosa cominciava lentamente a cambiare – lo dimostra per esempio l’atteggiamento “democratico” degli zii di Elisa – ma la realtà era innegabilmente quella. Oggi scuola e società si fondano su valori diversi, dialogo confronto inclusione, tuttavia i problemi non mancano: se da un lato esistono i nuovi poveri, per lo più immigrati per i quali alla miseria materiale si aggiunge anche una difficoltà di integrazione culturale; dall’altro nelle scuole e nelle strade imperversa una gioventù sempre più arrogante, violenta, priva di valori e cultura. Dal 1950 ad oggi, passando per il 1991, la sfida educativa continua ed è lontana dall’essere vinta: perciò questo libro può proporre ancora interessanti spunti di riflessione ai piccoli lettori opportunamente guidati.

Ah, dimenticavo! Perché secondo quella famiglia di Carpi un libro del genere sarebbe dovuto finire all’Indice dei libri proibiti? Perché la piccola Prisca fantastica di cambiare sesso per poter svolgere in futuro un lavoro (considerato tipicamente maschile) che le piace. Si resta senza parole. Io avevo l’età di Prisca 30 anni dopo di lei e fantasticavo allo stesso modo. Perché ancora negli anni ’80 (e ancora oggi, in realtà!) si classificavano interessi e mestieri in base al sesso e si stigmatizzava chi non rispettava questo tipo di distinzioni.

Invece di aprire una discussione seria su questo punto, e anche sulle opportunità reali di cui ancora oggi godono maschi e femmine (e che non sono pari, non illudiamoci!), si vuole (sarebbe voluto) vietare un libro grazioso e istruttivo. Viviamo in tempi tristi, in cui pregiudizi che si credevano consegnati al passato tendono a risorgere con rinnovata forza. A noi, e ai buoni libri, il compito di resistere. Cominciando dall’infanzia.

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Recensione di
D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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