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Aperto tutta la notte – David Trueba

Visto che qualche tempo fa ho recensito “Tutte le famiglie sono psicotiche” ho pensato di effettuare un parallelo con il romanzo d’esordio del regista spagnolo.

Nella famiglia Belitre non mancano personaggi strambi: tra le generazioni più datate ci sono il nonno convinto di parlare con Dio e la nonna che ha deciso di passare la sua vita a letto (avrà preso l’idea da John Lennon?). E’ però con i giovani che Trueba scatena la sua fantasia: se da un lato ritroviamo le classiche pene d’amore, psichiatria e psicanalisi fanno capolino con due personaggi: Matìas, convinto di essere il capofamiglia (non so voi, a me verrebbe voglia di dargli una ripassata), e Basilio (a cui invece va tutta la mia simpatia), che cerca di sopravvivere alla sua inguaribile bruttezza, fino a diventare una di quelle persone “invisibili” che passano inosservate, ma non prima di aver sperimentato l’amore – o qualcosa di simile – e che verrà supportato da uno psicologo che dorme in tenda nel giardino della famiglia.

In mezzo troviamo i coniugi Belitre che, per il bene dei figli, cercano di non farli soffrire, di assecondarli, provando a coniugare le esigenze di tutti, creando però il caos. Mentre nell’animo del capofamiglia alberga l’insoddisfazione per un ruolo che non gli riesce, la madre è quasi rassegnata per lo stato di cose ma pronta a sacrificarsi.

Introdotti i personaggi, veri motori della storia, chiediamoci: com’è “Aperto tutta la notte?”

Lo sviluppo narrativo comincia in maniera divertente ma prende pieghe grottesche che potrebbero spiazzare non poco. L’aria festosa dovuta ai componenti della numerosa famiglia sfocia a volte nella disperazione.

Tornando al parallelismo annunciato, nel romanzo di Coupland i personaggi si danno da fare in prima persona per rimediare alle difficoltà, riscoprendo il senso di una famiglia da tempo disgregata a causa di una figura paterna irresponsabile, ritrovandosi in una sorta di avventura comune; per Trueba invece nella vita niente va come preventivato, e si può solo cercare di tenere insieme i pezzi per non farli crollare; il fatalismo regna sovrano: le cose stanno come stanno e si convive con i problemi quotidiani, sperando nella provvidenza.

Tragi-malin-comico.

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Recensione di
Antonio Soncina

Odio i best seller, soprattutto se di sfumature rosa, gialle o grigie. Ai classici preferisco storie contemporanee. Posso sopravvivere senza il rinomato "odore della carta" ma non con il Kindle scarico.

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