Anna Bonaiuto legge Anna Karenina

La costa nera di Anna Karenina mi ha guardato per anni dallo scaffale più alto della libreria e io ho ricambiato lo sguardo senza avere il coraggio di affrontare le sue 1.017 pagine scritte così fitte da aver quasi bisogno della lente di ingrandimento.
È solo grazie a quell’eroina di Anna Bonaiuto che presta la voce all’audiolibro per ben 42 ore e 22 minuti che mi sono convinta che forse Tolstoj non poteva essere peggio dello zapping dei canali radio nel traffico di Roma nell’ora di punta.

Per finire l’immensa opera di Lev Tolstoj mi ci sono voluti 21 giorni di andata e ritorno dal lavoro, un tamponamento, due colpi di sonno e solo (!) un paio di capitoli mandati in fast forward.

La prima cosa che ho pensato è che il titolo fosse sbagliato o perlomeno limitante: infatti, chi si approccia all’opera da ignorante come ho fatto io, si aspetta un romanzo incentrato sulla figura di Anna e della sua vita. E invece no: facendo dei calcoli assolutamente non seri, posso dire che su un tomo di oltre mille pagine, di Anna se ne parlerà sì e no in duecento.
In realtà il libro è uno spaccato della vita in Russia e Tolstoj utilizza i suoi personaggi per dare voce alle sue idee in merito la società, la religione, la guerra, i rapporti interpersonali e un’altra miriade di sotto temi che occupano interi capitoli e infinite divagazioni dalla storia principale.

Fare quindi un’analisi di questo romanzo è davvero un’impresa e ancora oggi, a distanza di giorni dall’ultimo capitolo, non so dirvi se il libro mi sia piaciuto o meno. La storia di Anna in realtà è abbastanza lineare: da donna sposata con figlio si lascia affascinare dal conte Vrònskij e, seppur dopo mille ripensamenti, decide di abbandonare la sua vita precedente e i suoi affetti – figlio compreso – per seguire il suo cuore.


Un evento del genere che fa ancora scandalo nel 2018 potete ben immaginare cosa scatena ai tempi di Tolstoj dove il tradimento era sicuramente una prassi comune ma non la convivenza con un altro uomo senza aver prima divorziato dal marito.
Anna infatti dapprima non vuole, poi non riesce ad ottenere il divorzio da Aleksèj Aleksàndrovič Karènin e vive quindi una vita da reietta: non può recarsi in società senza creare scandalo e scompiglio e nessuno va a farle visita per non macchiare la propria reputazione.
Da donna dell’alta società diventa un’emarginata costretta alla vita casalinga e in perenne attesa di Vrònskij che si divide tra la sempre amatissima Anna e gli affari in città.

Il pubblico femminile che leggerà quanto sto per scrivere sa benissimo di cosa parlo: una donna senza lavoro, senza impegni, senza amicizie e senza distrazioni, non può far altro che concentrare tutte le proprie energie sull’uomo amato e, al contempo, crearsi dei film mentali dettati dalla gelosia e dall’impossibilità di verificare con i propri occhi quanto avviene nel mondo esterno.
Anna viene quindi divorata dal mostro dell’insicurezza e dal morbo della gelosia ed è solo a questi due tiranni che presta orecchio fino all’ultima tragica decisione che altro non è che un’estrema punizione per Vrònskij, colpevole solo di essere un uomo con una vita anche fuori dalla relazione di coppia.

Come vi anticipavo, intorno alla storia di Anna e Vrònskij, scorrono parallelamente le vite di altri personaggi come quelle di Kitty e di Konstantin Dmitrič Lèvin (il personaggio che ho preferito di più in assoluto), di Stepàn Arkad’ič Oblònskij, di sua moglie Dolly e della sua numerosa famiglia, dello stesso Karènin e di suo figlio Serëža, che rendono l’opera di Tolstoj immensa e ricca di spunti storici, filosofici e spirituali.

Un libro che sicuramente va affrontato prima o poi nella vita di un lettore e che io ho preferito ascoltare piuttosto che rischiare di abbandonarlo nello scaffale dei libri lasciati a metà!