Angelica la Marchesa degli Angeli – Anne e Serge Golon

L'estate è, da sempre, il tempo delle scoperte in fatto di libri. Complici le numerose librerie reminder che spuntano a ogni angolo nei paesi di mare, oppure le piccole biblioteche di montagna che magari non rinnovano il catalogo da dieci anni – ma che proprio per questo hanno a disposizione delle vecchie edizioni fantastiche – è facile scoprire vecchi romanzi appassionanti, oppure libri passati in sordina al momento della loro uscita ma che si rivelano perfetti sotto l'ombrellone, o seduti su una roccia all'ombra di un pino. 

Per me, a suo tempo, è stato così con i romanzi della serie di Angelica, scritti a partire dagli anni Cinquanta dai coniugi francesi Anne e Serge Golon, fanatici dell'Ottocento, delle sue luci e delle sue ombre.
Avevo circa dodici anni, ero capace di divorare un libro al giorno e – per non bruciare subito tutta la paghetta – l'unica alternativa era la biblioteca del paesino di montagna in cui mi trovavo, putroppo poco rifornita. Ma, quando mi sono capitati sotto il naso questi romanzi, è stato amore a prima vista. La serie è composta da ben tredici libri, tutti mattoni da quattrocento pagine, ma scritti in uno stile così scorrevole e semplice – un mix ben riuscito tra stile Harmony e Dumas – che si leggevano in un battibaleno, lasciando la testa piena di sogni e avventure fantastiche di un passato lontano. 

La trama non era niente di originale, il solito fogliettone romantico/drammatico di stampo ottocentesco, ma ben sviluppata: Angelica, bellissima e indomita figlia di un contadinotto francese, vive mille mirabolanti avventure passando dalle sfighe più assurde ai lussi più sfrenati, facendo innamorare tutti ma proprio tutti ma proprio tutti tutti tutti quelli che incontra – dallo stalliere al Re di Francia – tra intrighi e veleni, vendette e ripicche, amori disperati e odio atavico. Negli anni in cui è stato scritto, era considerato quasi un libro disdicevole – in effetti, le scene erotiche seppur a volte solo suggerite erano descritte con termini abbastanza espliciti, e soprattutto capitavano a ogni pié sospinto e in qualsiasi luogo – causando i primi rimescolii e sconvolgimenti al mio animo di preadolescente. 

Perché parlarne? Il motivo è che, al di là del linguaggio da chick lit ante litteram e i colpi di scena che ti aspetti già dieci pagine prima, questa serie di romanzi dipingeva quella che era la personalità e la vita di una vera donna libera, moderna e sicura di sé. Angelica se ne infischia di tutto, ama gli uomini ma sa anche stare senza di loro – in un'epoca in cui si era considerate "donne di malaffare" se solo non si portava una fede al dito – cresce tre bambini – avuti da padri diversi – da mamma single, si mette con un ragazzo ben più giovane di lei, diventa una vera e propria business woman e imprenditrice solo con le sue forze, senza chiedere aiuto a nessuno e soprattutto senza dipendere mai da un uomo, fosse anche il Re di Francia. Con il nome di Marchesa degli Angeli diventa la regina di tutti i pitocchi di Parigi, portando alla luce le contraddizioni di una società che riflette quella moderna, e in uno degli ultimi libri scappa per mare per unirsi nientepopodimenoche (!) ai pirati. 

Non è difficile immaginare la tipica casalinga degli anni Cinquanta che legge Angelica e sogna di fuggire lontano da pentole e padelle, da una vita che la costringe in una dimensione sola. Molte cose sono cambiate da allora, ma leggere questi libri provoca sempre un brivido lungo la schiena, che sa di libertà e orizzonti lontani. Perché Angelica non è altro che una persona libera e coraggiosa, che non aspetta seduta e composta che quello che sogna le piova dal cielo, ma se lo va a prendere; che si rialza e riparte da zero ogni volta contando solo sulle sue forze e sul suo entusiasmo, che non vuole appartenere a nessuno se non a se stessa. Tutti ottimi spunti di riflessione, anche nel 2011.