American gods – Neil Gaiman

American Gods è uno di quei libri la cui incredibile vastità ti coglie impreparato durante la lettura, espandendo improvvisamente orizzonti che fino a poco prima erano ben delineati e circoscritti. Immaginando una serie di piccoli puntini posizionati ad arte dall’autore, è quando iniziano a formarsi le prime relazioni, e il disegno che si cela dietro a quell’ordinata massa di informazioni prende forma, che ci si rende conto della profondità del mondo in cui si è immersi.

Le protagoniste indiscusse di questo romanzo sono le divinità e l’impianto alla base di tutta la storia si basa sul fatto che la forza e le capacità di un dio dipendono dalla fede, dalle preghiere, dalle offerte votive, dai sacrifici. Ma che succede quando i suoi fedeli smettono di curarsi di lui, lo dimenticano, perdono gradualmente la loro fede? Il dio si indebolisce, fino a scomparire, rimpiazzato da nuovi dèi.
Ora trasferite il tutto ai giorni nostri. Queste divinità camminano tra di noi, camuffate da normali esseri umani, senza quei grossolani super-poteri che ci aspetteremmo, dotati di caratteristiche sicuramente non comuni, ma ben celate. Sono in grado di uscire dal nostro mondo ed entrare in una sorta di dimensione a metà tra l’onirico e il divino, nella quale la loro vera forma si mostra maestosa e sfuggente. Sono divinità antiche, arrivate in America insieme agli emigrati:

Venendo in America la gente ci ha portato con sé. […] Siamo arrivati fin qui viaggiando nelle loro menti, e abbiamo radici. Abbiamo viaggiato con i coloni, attraversato gli oceani, verso nuove terre. […] Ben presto la nostra gente ci ha abbandonato, ricordandosi di noi soltanto come creature del paese d’origine, creature che credevano di non aver portato nel nuovo mondo. I nostri fedeli sono morti, o hanno smesso di credere in noi, e siamo stati lasciati soli, smarriti, spaventati e spodestati, a cavarcela con quel poco di fede o venerazione che riuscivamo trovare. […] Vecchi dèi, in questa nuova terra senza dèi.

Il protagonista della vicenda è Shadow. Appena uscito di galera viene avvicinato da uno strano e burbero individuo che si fa chiamare Wednesday e che lo ingaggia come suo factotum personale. In realtà trattasi niente meno che del Padre Universale, Odino, che è in procinto di organizzare una guerra contro le nuove divinità che stanno nascendo e prendendo sempre più piede nel mondo: gli dèi di Internet, delle carte di credito, della televisione, della radio e delle autostrade, per citarne solo alcuni. Nuovi appigli a cui la gente si aggrappa nei momenti di difficoltà (e non più solo in quelli), nuove icone di un mondo i cui valori sono ormai completamente cambiati.

Nel corso della storia si incontreranno moltissime divinità appartenenti ai pantheon di tutto il mondo. Il lavoro dietro a questo libro è davvero mastodontico. Se si volessero approfondire le miriadi di aspetti legati alla mitologia che Gaiman cita nel corso della storia, si avrebbe da leggere per alcuni mesi. Questa è una breve sintesi di quello che vi aspetta:

– Mitologia norrena: Odino, Loki, Eostre
– Mitologia egizia: Thot, Anubi, Bast, Horus
– Mitologia africana: Anansi, Elegba
– Mitologia slava: Chernobog, le sorelle Zarya (Utrennjaja, Vechernjaja e Polunochnaja)
– Mitologia dei nativi americani: Wisakedjak, Johnny Appleseed
– Mitologia irlandese: leprecauno
– Mitologia induista: Kalì

L’idea alla base del libro è senza dubbio geniale e la sua fitta trama viene dispiegata molto lentamente dall’autore, che con grande maestria riesce anche a inserire alcune piccole sotto-storie che arricchiscono incredibilmente l’esperienza narrativa – senza anticiparvi troppo, mi limito a dire che mi riferisco all’affascinante Lakeside, alle quattro storie indipendenti che narrano l’arrivo in America di alcuni dèi nelle epoche passate e alla intrigante storia parallela della dea Bilquis. La caratterizzazione dei personaggi è molto ruvida, specialmente per quanto riguarda le divinità, cosa che ho apprezzato moltissimo, perché conferisce all’opera un tono vivido e “dark” che gli si addice alla perfezione. Il continuo riferimento al mondo onirico, con i suoi significati apparentemente sfuggevoli, e alla morte come fase transitoria, unitamente al contesto divino all’interno del quale è collocata la storia, stimolano diverse riflessioni su temi quali l’irrazionalità, il timore di quello che ci aspetta al di là del fosso e la capacità della mente di generare proiezioni delle nostre paure in grado di condizionare la nostra vita.
Buono anche il crescendo finale, con una serie di rivelazioni inattese e ben congegnate. Se devo essere sincero l’autore perde un po’ il ritmo e rallenta in modo eccessivo nella parte centrale del romanzo, spezzando – secondo me in maniera piuttosto marcata – la tensione che si era andata ad accumulare fino a quel momento. La causa è forse un’enfatizzazione del tipo di narrazione scelto da Gaiman, piuttosto semplice e schematico, e anche quella sorta di “distacco” che contraddistingue il protagonista, che a volte risulta eccessivo. Tuttavia sono sicuro che si tratta di precise scelte stilistiche, pertanto sono da considerarsi aspetti puramente soggettivi.

Un libro che stordisce per la sua dimensione narrativa. Consigliato senza il minimo dubbio, sebbene non esente da qualche difetto.

Brian Singer o Zack Snyder probabilmente riuscirebbero a tirare fuori da questo romanzo un film davvero unico. Nel frattempo possiamo consolarci con la serie televisiva che sembra essere in programma per il 2013, ma di cui ho davvero pochissime informazioni.

Digli che abbiamo riprogrammato la realtà. Digli che il linguaggio è un virus, la religione un sistema operativo e le preghiere sono junk mail.