Alla ricerca del tempo perduto – Marcel Proust

“L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza, sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è..”
 

Borges diceva, attraverso la voce di un personaggio di un suo9788806195298g racconto, che “se il Tempo è 

infinito siamo in qualunque punto del Tempo”. Ed il Tempo è il leitmotiv che sta alla base di questa sublime prova di scrittura di Proust, che ha cambiato le sorti della letteratura mondiale. 

L’opera si articola in sette romanzi: 'Dalla parte di Swann', 'All'ombra delle fanciulle in fiore', 'I Guermantes', 'Sodoma e Gomorra', 'La Prigioniera', 'Albertine scomparsa' e 'Il tempo ritrovato'. Attraverso le sue pagine veniamo proiettati nel vortice di un'intera società, nell'arco di tempo che va dal 1880 al 1920. Protagonista assoluta è l'aristocrazia, colta nel momento in cui si conclude la sua splendida parabola. Tutti i personaggi sono sostanzialmente dei vinti, a cui il Tempo ha tolto qualcosa. Soltanto le memorie sembrano sottrarsi alla sua tirannia e solo nell'arte è possibile trovare un po’ di pace e un compenso al disordine del mondo.

Sistemati a forza in dozzinali borse da viaggio, mai abbastanza capienti o in valige spaiate, riposti in bagagliai d'automobile resi incandescenti dal sole, letti in modeste camere d'albergo o in riva a spiagge affollate, in un giardino pubblico o sotto le coltri del letto, oppure, ancora meglio, sdraiata sul copriletto profumato di muschio bianco con una sigaretta in mano, durante solitarie e calme giornate primaverili, o in poltrona durante fredde, insonni e silenziose notti invernali, i sette volumi della Recherche non hanno smesso di stupirmi.

E' l'opera di una vita e non solo per lo scrittore, ma anche per il lettore che impiega come è capitato a me, 5 o 6 anni per affrontarne tutte le pagine. 
E' un libro che per le novità formali introdotte ha segnato un secolo, il Novecento, pur zeppo di narrazioni innovative.

E' una lettura che si vorrebbe non terminasse mai, di cui si tende a procrastinare la fine per aumentarne il piacere.

E' un'opera che ci trasporta in mondi diversi dal nostro (l'aristocrazia della Francia della Belle Epoque), senza smettere di parlare di noi a noi, della nostra vita, di chi siamo, di cosa vogliamo.

E' un grande trattato sull'amore. E sull'amicizia, la nevrosi, la medicina, il bon ton, la gelosia, il dolore, l'indifferenza, la memoria, la mondanità, la letteratura, l'arte, insomma la vita nella totalità delle sue manifestazioni, nella complessità dei suoi aspetti , quella cosa che dovrebbe interessare in grado sommo ogni persona sveglia o appena cosciente.

E' un'opera basilare di psicologia. Senza costruire sistemi come la psicanalisi freudiana, ma con una precisione e una profondità di introspezione che ci lascia ammirati e stupefatti, ogni frase, ogni riga della preziosa e fluviale autoanalisi intrapresa da Proust, ci rivelano qualcosa che oscuramente sospettavamo ma mai eravamo riusciti a formulare con chiarezza, oppure riesce a sovvertire ogni nostro precedente convincimento, ma senza turbarci come capita spesso ai manuali di psicologia, anche i migliori.

Il mondo esterno, le nostre piccole beghe personali, scivolano durante la lettura in un limbo di quasi inesistenza, eppure, nello stesso tempo, la nostra vita quotidiana ci appare incredibilmente più intelligibile, risolta in una calma sintesi superiore.

E' facile, leggendo la Recherche, scivolare in un sentimento di superiorità verso il nostro prossimo, verso i non lettori, la cui vita attiva ci sembra priva della necessaria introspezione e autocoscienza. Certo una sensazione riprovevole, ma perdonabile se raffrontata al rampante ottundimento di certe masse dedite al divertimento più volgare e beota.

Ecco, Proust ci affina, è il nostro maestro. Ci inizia ai piaceri della sensibilità e del sentimento, alla raffinatezza della percezione. Insomma ai piaceri "caldi" dell'intelligenza, non scissa dalla corporeità e dalle emozioni.

Salendo sulle sue spalle le cose ci appaiono nelle loro necessarie relazioni, tutto ci appare finalmente più chiaro e più bello. 
E navighiamo alla deriva delle riflessioni a cui non c'è scampo, sul Tempo… cerchiamo di fare pace con l'idea della sua esistenza concreta, e salutiamo con ogni onore il passato, affinché non diventi il masso alla base della fune che ci farebbe annegare in un'esistenza senza via d'uscita.

Vale la pena impiegare un paio d'anni nella lettura di quest'opera sublime… l'unica domanda che si potrebbe affacciare sulle nostre labbra potrebbe essere "Perché ho aspettato tanto?"… Ma c'è un Tempo per tutto…