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Mille baci, e ancora cento – Laura Sciolla

Le cinquanta sfumature di grigio hanno creato dei mostri letterari alla pari di quelli che, a suo tempo, creò la trilogia di Twilight.
Le mode non risparmiano nessuno, nemmeno il mondo letterario!

Ho provato per voi la “nuova” idea editoriale di Mondadori ovvero quella di unire il filone hot che va tanto in voga, alle tormentate e celeberrime storie d’amore tra coppie storiche: Lesbia e Catullo, Paolo e Francesca, Nefertiti e Akhenaton.

Il primo dei tre libri, Mille baci e ancora cento, è dedicato alla storia d’amore (e di sesso soprattutto) tra la nobile romana Claudia (conosciuta come Lesbia  nell’universo della letteratura), e Catullo famoso poeta romano.

La storia creata da Laura Sciolla è basata sulle poche fonti storiche arrivate fino ad oggi e, books_004quindi, il 90% della narrazione è completamente frutto dell’immaginazione della scrittrice che dipinge i due protagonisti immersi in una relazione clandestina infiammata da continui litigi e passionali riappacificazioni nella splendida roma del I secolo a.C.

Il libro è chiaramente etichettato come romanzo erotico quindi nessuna sorpresa nel trovare lunghe  e dettagliate descrizioni degli amplessi tra l’emaciato poeta e la bellissima (e ben più matura!) Lesbia.
La sopresa è dovuta alla carenza della trama che con una base del genere, poteva svilupparsi in maniera ben più polposa e avvicente.

Trovo che l’idea di raccontare le grandi coppie storiche in una collana ad hoc sia stata accattivante e tuttavia credo che la scelta di orientarsi sull’erotico sia andato a discapito della costruzione della trama, della storia stessa, ad onore del marketing e delle vendite.

Forse proverò il secondo volume (sono comunque già disponibili tutti e tre in libreria), L’amore non perdona dedicato alla tragica storia da Paolo e Francesca.

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Recensione di
Sara D'Ellena

«La mia intenzione è raccontare una storia: in primo luogo perché la storia viene da me e vuol essere raccontata.» Philip Pullman.
Raccontare storie e costruire librerie (immaginarie ovvio!) è la mia passione e la mia unica missione.

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8 commenti
  • Questo è uno dei titoli su cui ti soffermi, se passi in libreria. Ma la copertina non mi aveva “dato fiducia”, facendomi pensare (appunto) a qualcosa in stile 50 Sfumature o un romanzo rosa (genere che, accostato al titolo, mi faceva venire i brividi).
    A quanto pare ho fatto bene, a passare oltre..

  • Premetto che non ho mai letto “Cinquanta sfumature di grigio”, ma credo che l’etichetta di “romanzo erotico” attribuito dalla Mondadori a questo libro sia quantomeno azzardata. Come sa bene chi ha studiato i versi e la storia di Catullo la storia con Lesbia era prevalentemente di sesso, ma è proprio per questo che la lettura di “Mille baci” mi ha piacevolmente sorpreso. Non mi è sembrato un elenco telefonico di amplessi come sembra suggerire la tua recensione, ma vi ho trovato molto di più.
    Ricordo ad esempio che una gran parte del romanzo racconta di una Lesbia bambina e adolescente che poco sapeva di erotismo. E nonostante la moltitudine di amanti della Lesbia adulta non vi sono descrizioni accurate di molte storie di letto, le uniche su cui si pone un accento sono quelle con Catullo, proprio per mostrare la differenza.
    Ma a parte una (a mio modesto parere) piccola componente di eros, la vera forza del romanzo sta nell’aver dato voce ad una donna che tutti conoscono solo attraverso le parole di Catullo e di pochi altri suoi contemporanei. E’ ovvio che una parte della storia sia frutto della mente creativa della scrittrice, anche perché trattasi di un romanzo e come tale non ha esigenza di salire in cattedra per educare, ma mi sembra vi sia stato uno studio approfondito del periodo storico di riferimento, basta leggersi qualcosa su internet per rendersene conto. Ad esempio la figura del fratello è molto vicina a quella che io ricordo di aver trovato nei miei libri e mi sono ritrovata anche nella descrizione di Catullo o di piccoli dettagli. Un esempio fra tutti: la tremenda consuetudine di far sposare una bambina acerba ad un uomo adulto, atto che veniva consumato con quello che oggi definiremmo uno stupro legalizzato, ci è stata raccontata migliaia di volte, ma che io sappia non è mai stata descritta dal punto di vista della sposa. Credo che qualunque donna sia in grado di immaginare come ci si può sentire in una situazione del genere, ma poche saprebbero descriverlo come ha fatto la Sciolla.
    Ha una scrittura coinvolgente e fluida, che esprime un parere ma senza imporre un’interpretazione.
    Non siamo tutti uguali, per cui ci può stare che a qualcuno non piaccia e che lo giudichi con severità, ma sono del parere che un libro va comunque letto prima di essere giudicato, al limite se non vi va di comprarvelo fatevelo imprestare, ma leggetelo. Poi se ne può discutere finché volete.
    E non fatevi ingannare dalle etichette di marketing delle case editrici!

    • Ciao Emmab!
      Intanto inizio con il dirti che amo particolarmente i commenti come i tuoi, articolati e di sostanza, atti a difendere una lettura che si è amata e a dispetto delle recensioni contrarie!
      Ti dirò, ho letto diversi romanzi storici o pseudo storici e li ho trovati molto più accurati, più succosi di questo di Laura Sciolla; con questo non voglio dire che sia un romanzo da buttare ma sono convinta che sia un romanzo con un immenso potenziale non sfruttato.
      Dici bene quando parli della storia della piccola Claudia ma… non sarebbe piaciuto anche a te saperne di più? Andare più a fondo, spendere qualche capitolo in più per raccontare la vita di una giovane nobile con usi e costumi del tempo? E invece no, è tutto appena accennato, tratteggiato e mai approfondito.
      Idem per la figura del fratello e della relazione complicata tra di loro: all’inizio sembra quasi che l’autrice ci voglia far capire di più e invece, proprio quando mi stavo per appassionare, stende un velo su tutta la storia e del fratello avremo solo notizie frammentarie di scarsa rilevanza fino al finale ovviamente.
      Non so… odio quando le storie potrebbero esprimersi all’infinito e invece sono mutilate, costrette nel massimo di pagine consentite dalla linea editoriale della casa esditrice, bollate dall’ennesima etichetta che vuole seguire l’onda della moda del momento!

      E’ un po’ come la storia del “è intelligente ma non si applica!” :)

      Ciao e torna a trovarci!

      • Ciao Delly,

        grazie del tuo apprezzamento! Sono contenta che la mia risposta abbia aperto questo piccolo dibattito.
        Conosco molto bene la sindrome da Ferrero Rocher, quel senso di mancato appagamento “che non è proprio fame, ma più voglia di qualcosa di buono” che ci sorprende quando alla storia manca qualcosa. Ma questa volta non l’ho sentita più di tanto. Forse dipende dal fatto che non avevo aspettative, o forse solo dal fatto che credo di aver ricevuto abbastanza elementi per far correre la mia fantasia e costruire la mia personalissima Lesbia. Una sorta di storia parallela o complementare a quella data.
        Anche l’ambientazione l’ho trovata realistica al punto che mi sembrava di essere là con Clodia a girare per i vicoli di una Roma dimenticata, ad ammirare le vetrine di sandali usati. Ad un certo punto ho sentito perfino l’odore del cuoio appena lavorato…e non ho la minima idea di che odore abbia! :D
        Forse è per questo che non ho notato lacune nella storia. Ho letto tutto quello che volevo sapere. :)

  • Vi ringrazio molto per aver letto e commentato il mio libro. Le vostre osservazioni sono preziose e ne terrò conto in eventuali future fatiche letterarie. Oltre a ricordare che un po’ di umiltà non guasta mai, ricevere delle critiche costruttive è essenziale per cercare di migliorare.
    Se permettete, vi racconto qualcosa sulla genesi dei “Mille baci”. Il romanzo nasce dal mio interesse per la letteratura latina (che insegno) e alla quale ho dedicato alcuni manuali scolastici. Qualche anno fa, curando un’antologia, mi sono detta: Catullo critica e accusa… ma la voce di Lesbia, chi l’ha mai sentita? Così ho cercato di approfondire il personaggio con letture ecc., ed è nato quello che io chiamavo “La voce di Lesbia”. Vi sembrerà buffo, ma mi sentivo quasi investita della missione di dare una voce a chi era sempre stato solo oggetto di critica. Non perché trovassi Lesbia particolarmente simpatica (dal libro mi pare emerga chiaramente il suo egoismo), ma per una questione di giustizia. Pensavo che essere la Musa ispiratrice di un poeta dev’essere gratificante ma anche scomodo, perché ti appiccica addosso un’immagine creata da un altro. Dal mondo latino non ci sono giunte voci femminili (a parte una poetessa di età augustea) e le donne furono a lungo giuridicamente prive di diritti. A dire il vero, non è esatto che il 90% della narrazione è frutto della mia immaginazione: ho cercato di narrare solo fatti storicamente attestati (come lo scandalo della Bona Dea, le tumultuose vicende del fratello di Lesbia, il presunto incesto, gli scontri con Cicerone, le risse politiche, la corruzione dei giudici, il rogo del senato sul cadavere di Clodio, il tentativo di avvelenamento e il processo di Marco Celio Rufo, le polemiche letterarie, i continui litigi e le riappacificazioni con Catullo…). Anche l’ambientazione (banchetti, arredamenti, spettacoli, libri ed editoria, condizioni degli schiavi, prostituzione infantile…) nasce da uno studio il più possibile attento. Il fatto che la trama non si sviluppi in maniera più polposa, deriva proprio dal mio scrupolo (forse eccessivo!) di attenermi al vero storico. Condivido la notazione di Delly sulla scarsa presenza del fratello nella seconda parte; personalmente, sono affascinata da Clodio (un personaggio incredibile, delle cui avventure non ho narrato che una minima parte), ma non ho voluto (forse a torto) renderlo troppo presente, perché con la sua esuberanza rischiava di oscurare Catullo, che invece aveva il ruolo di protagonista. Anche nell’aspetto erotico ho cercato di non inventare tropppo; mi sono infatti ispirata a quanto sappiamo sulla vita sessuale dei Romani, che gli studiosi definiscono “sessualità di stupro”. Basandomi sull’erotismo giocoso dei carmi di Catullo, ho tentato di contrapporre la sua passionalità dolce e rispettosa della donna, alla rudezza di altri amanti.
    Totalmente inventata è invece la storia di Bucco e Lucana, che per me rappresenta il vero amore, cioè il dono totale e incondizionato di sé, indipendentemente da ogni difficoltà.
    Sperando di non essere stata inopportuna e prolissa, vi ringrazio ancora e vi auguro buone letture! Laura Sciolla

    • Buongiorno Laura,
      grazie per essere passata da noi e averci reso partecipe della Genesi del romanzo!
      Abbiamo letto che insegni… cosa ne pensano i tuoi alunni del libro? Lo hanno letto? E soprattutto, essendo “etichettato” come romanzo erotico, ti rendono la vita difficile? :)

      Un saluto!

  • Credo che siano abbastanza “addestrati” da non lasciarsi confondere dalle etichette e che quelli che lo leggeranno saranno scevri da eventuali pregiudizi! Comunque, te lo potrò dire solo dopo l’inizio dell’anno scolastico… Grazie dell’ospitalià e complimenti per il blog!

Recensione di Sara D'Ellena

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