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Il viaggiatore – Stig Dagerman

Il viaggiatore (Dikter, noveller, prosafragment) è una raccolta di racconti dello scrittore svedese Stig Dagerman (a quanto pare pseudonimo di Halvard Stig Jansson), morto suicida a soli 31 anni nel 1954, quando era al culmine della fama e del successo.

Il volumetto contiene nove racconti composti e pubblicati tra il 1947 e il 1953 e altri brevi scritti, in gran parte editi postumi.
I racconti ruotano prevalentemente intorno a protagonisti giovani o giovanissimi, accomunati da un destino di sconfitta e di emarginazione. A volte sono ragazzini di umili origini, alla cui sorte l’autore partecipa in maniera intensa e sofferta (come in L’auto di Stoccolma). In altri casi si tratta di ragazzini di ceto piccolo-borghese, dotati di una sensibilità spiccatissima, talvolta visionaria e vagamente morbosa, che li allontana dai coetanei e dalla società (come in  La scacchiera da viaggio).

Il giovane scrittore, figlio di un minatore e cresciuto senza la madre che lo aveva abbandonato, ottenne un successo strepitoso negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Dava voce al disagio di una generazione e di una classe sociale in un modo che parve assai vivido e stilisticamente nuovo.
Il successo però lo rovinò: come egli stesso ammette in una delle sue più belle pagine postume, la fama lo inebriò al punto da renderlo schiavo del pubblico e delle sue aspettative, a scapito dell’originalità e della sincerità dell’ispirazione. Incline al male di vivere al pari dei suoi personaggi, in preda alla depressione, si tolse la vita.

Nonostante il successo riscosso in vita e nonostante il giudizio entusiastico di Goffredo Fofi, curatore dell’edizione Iperborea del Viaggiatore, che vede in Dagerman un Kafka o un Camus svedese e che saluta con altrettanto entusiasmo la riscoperta del giovane autore, i racconti non sempre conquistano. Si ritrova qualche passaggio felice e qualche spunto perfino geniale (come nel racconto Ho remato per un lord, in cui il lord va alla ricerca di un mare di colore verde, mentre il giovane barcaiolo, voce narrante, non avrà mai l’opportunità di lasciare il brutto mare su cui vive e lavora); ma nel complesso non si riesce a liberarsi dalla sensazione del “già letto”.

Più efficaci e anche artisticamente più valide sono alcune delle pagine postume, soprattutto quelle che lo scrittore dedica a se stesso (Stig Dagerman, lo scrittore e l’uomo), in cui egli riconosce propri limiti ed errori. Fino al frammento intitolato Il viaggiatore, che comincia «Lascio sogni immutabili e relazioni instabili», continua «Lascio qualche centinaia di migliaia di parole, alcune scritte con piacere, la maggior parte per noia e per soldi» e ancora «Porterò con me nel viaggio […] un desiderio di annientamento e una speranza di liberazione», si conclude con l’epigrafe: «Qui riposa / uno scrittore svedese / caduto per niente / sua colpa fu l’innocenza / dimenticatelo spesso».

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Recensione di
D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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2 commenti
  • Non condivido assolutamente: è uno dei libri più geniali che io abbia letto, in ogni racconto c’è un velo di atavica malinconia e il senso di una sconfitta irriducibile accompagnata dalla consapevolezza che non ci possono essere più “grandi tragedie” e quindi ogni sofferenza quotidiana, ogni prevaricazione, ogni sconfitta non possono essere che sconfitte minori. Inoltre la scrittura limpida e distaccata non fa che accentuare questo senso di resa totale. Non condivido anche il giudizio secondo il quale “nel complesso non si riesce a liberarsi dalla sensazione del “già letto””; non credo sia così, anzi, forse per noi italiani questa scrittura rappresenta davvero una cesura notevole rispetto alla letteratura a cui siamo abituati, o per averla studiata a scuola o perché ci è stata imposta da certi modelli culturalli. Il mio voto al libro è 10 e lode senza se e senza ma: questo libro è un libro raro, una perla: se si ha la fortuna di incontrarlo non lo si abbandonerà mai, dimenticato negli scaffali polverosi di una qualche libreria. Roberto.

  • Ti ringrazio per il tuo commento così preciso e puntuale. Non lo condivido, forse anche perché (colgo lo spunto dalle tue parole) non sono legata ai modelli scolastici o più in generale culturali italiani; ma naturalmente rispetto la tua opinione, peraltro ben più largamente condivisa rispetto alla mia. Torna a commentarci presto, amiamo i giudizi ben argomentati.

Recensione di D. S.

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