300 – Miller, Varley, Snyder, Frediani e Ortolani

Sto per tentare un’impresa degna dei valorosi guerrieri Spartani, una lotta che, invece di 300 contro una moltitudine Persiana, vedrà me solo contro 4 opere ispirate dallo scontro storico.

Vi narrerò della storia della compagine guidata da re Leonida sotto 4 differenti lenti di ingrandimento:

  1. 300 (fumetto) – Frank Miller e Lynn Varley
  2. 300 (film) – Zack Snyder
  3. 300 guerrieri. La battaglia delle Termopili (libro) – Andrea Frediani
  4. 299+1 (fumetto) – Leo Ortolani

Da fumetto a fumetto; un cerchio perfetto per dare uno sguardo a diversi tipologie di media, a un differente approccio alla narrazione e alle rispettive contaminazioni.

Abbiate fede nel seguirmi, qualcosa di buono ne uscirà sicuramente fuori.

Iniziamo dal capostipite, quel fumetto incredibile che è stato 300 di Miller e Varley capace di dare il via ad una slavina epica (esauritasi al cinema con “300 – alba di un impero”, che qui cito a solo titolo informativo) e riacceso l’interesse su questo capitolo famigerato della Storia.

[Riassunto eventi storici] https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_delle_Termopili

300 – Frank Miller e Lynn Varley

Gli autori prendono questo incipit, si calano in tutto e per tutto nel mondo spartano esaltandone con le chine nette gli aspetti di rigidità e spirito guerriero e imbastiscono una narrazione lineare, libera da vincoli tecnici delle vignette classiche per mettere in evidenza carne, muscoli e sangue.

Sembra quasi che la scelta stilistica filtri appena la crudeltà delle immagini; l’epicità è insita in ogni vignetta.

Il dinamismo degli scontri, come la staticità granitica della compagine spartana, arrivano potenti, come se il parossismo fosse un fissante utile a far perdurare le immagini fortemente ispirative e iconiche .

Gli autori sono riusciti a condensare significati nelle poche linee di china e nel linguaggio misurato.

Questa è un opera molto significativa per me: il fatto che un fumetto potesse raccontare in maniera tanto efficace un momento storico che – per come lo avevo studiato sui libri di storia – non aveva più nulla da comunicare, è stato un regalo sorprendente.

Tutto nell’opera di Miller e Varley trasuda potenza, spavalderia e dominio di sé e la contrapposizione tra opulenza Persiana e “lo stretto indispensabile” Spartano evidenzia in vermiglio lo scontro culturale e fisico tra le compagini.

Si tifa per i 300 anche conoscendo l’epilogo amaro, pur non riuscendo in tutto e per tutto a condividere quel mix di follia ed eroismo che pervade gli uomini guidati da Leonida.

Merito della riuscita narrativa è senz’altro lo stile asciutto che si riflette nella fisionomia dei guerrieri spartani, come il linguaggio essenziale si traspone sulla fluidità delle linee cinetiche.

300 è un meccanismo ben oliato che incastra alla perfezione gli elementi di azione e pathos.

Di primo impatto può risultare ostico il tratto di china netto e ruvido utilizzato da Varley, ma calandosi nella narrazione se ne apprezzano le irregolarità e il modo con cui esalta una storia molto fisica.

300 – Zack Snyder

Su questa linea si muove anche Snyder, regista famoso all’epoca solo per un remake onesto de “L’alba dei morti viventi” .

Probabilmente conscio della difficoltà di rendere – e qui avviene il miracolo del disegno – un’immagine statica, dal forte impatto dinamico, credibile in un movimento di macchina, Snyder percorre l’unica strada percorribile: rallentare il movimento fino quasi a congelarlo.

L’intento è quello di riproporre la scintilla di movimento, la fluida potenza, la rappresentazione stessa dell’azione muscolare.

Snyder omaggia in tutti i modi l’opera originale.

Da forma più che sostanza e sceglie di mettere in scena l’azione pompando ancora di più l’eroismo, la spavalderia, il coraggio, l’avventatezza e i muscoli dei suoi attori.

Il risultato, visivamente, è eccezionale!

Corpi che eseguono elaborate coreografia di combattimento in un continuo susseguirsi di esasperati rallenty e improvvise accelerazioni. Battute memorabili di spocchia e spavalderia. C’è da rimanere soddisfatti del risultato ottenuto dalla trasposizione. Eppure qualcosa è andato perduto.

Il parossismo ricercato dal regista risulta stucchevole alla lunga (anche se ho il sospetto che sia una chiara scelta stilistica per rendere memorabile il finale) e si ha una generale disomogeneità nel ritmo narrativo. Non che non garbi, anzi, ma il 300 di Miller e Varley sembra avere il controllo dei tempi (e del Tempo storico) quasi a cristallizzarne l’epilogo conosciuto. Nel film si giunge al finale passando per un netto processo di spoliazione del mito.

Per farla breve: a morire, nel 300 fumetto, sono degli eroi che hanno trasceso la loro natura umana e hanno conquistato un posto nel firmamento epico. Nel 300 film muoiono degli uomini, eroi senza dubbio , ma anche un po’ invasati e folli.

Follia che approfondiamo nel libro di Andrea Frediani.

300 guerrieri. La battaglia delle Termopili – Andrea Frediani

Stavolta il fulcro narrativo si sposta dal campo di battaglia vero e proprio e si esplora il mondo delle conseguenze: come vengono trattati, in una società che vede la morte eroica come apice a cui tendere, i sopravvissuti ad una battaglia campale?

Qual è l’effettiva portata dell’impresa degli spartani?

Frediani si mette nei panni di Aristodemo e sonda magistralmente le particolarità della cultura spartana. Approfondisce le dinamiche tra i gruppi di potere e i fragili equilibri sempre in procinto di spezzarsi. Decidendo di spostare il focus di narrazione dalle Termopili alla città di Sparta sembrerebbe che l’autore voglia tenere l’evento storico come sfondo al suo racconto, a margine delle tematiche quali onore, rispetto e gloria ma, anche se è senz’altro vero, la scelta offre moltissimi spunti di riflessione.

In fondo, Aristodemo e tutti i guerrieri tornati dalle Termopili perché non abili allo scontro finale, non hanno del tutto lasciato quel campo di battaglia. Il presagio fatalistico, il trauma post bellico ,continuano a riverberare una eco continua nel loro spirito. E questa particolarità ad aver catalizzato la mia attenzione.

Andrea Frediani tiene fede al sottotitolo e racconta – a distanza, con i sentito dire e con tutti i dubbi e le storture che l’animo umano può attribuire ad un evento – la battaglia delle Termopili.

Nello spirito più classico e affascinante della narrativa storica, l’autore sceglie l’argomento e gioca a vederlo da un’altra angolazione, di porre maggiore attenzione su aspetti solo apparentemente marginali.

Tutto è splendidamente centrato e ben scritto.

Anche qui c’è un più marcato allineamento con la realtà e i 300, pur sempre eroi e grandi combattenti, sono rappresentati con pregi e difetti di uomini.

Perdono definitivamente le spoglie semi divine per essere pronti ad una ulteriore lettura…quella comica di Leo Ortolani.

299+1 – Leo Ortolani

Ci vuole amore per parodiare una storia così.

L’amore che porta ad una approfondita conoscenza e che, inevitabilmente, spunta fuori quando meno te lo aspetti.

Per come la vedo io, 299+1 non è una vera e propria parodia anche se sei presenta come tale ma un omaggio riuscitissimo atto a riesumare (è il caso di dirlo visto l’epilogo) un aspetto finito sotto un cumulo di testosterone e fasci di muscoli.

Leo Ortolani, attraverso l’avatar dell’uomo scimmia (ben più famoso nella sua incarnazione con le orecchie da topo), mescola il 300 fumetto e il 300 film, smonta e rimonta, sembra quasi degradare epicità e pathos per sublimare infine il tutto con il suo tocco geniale.

Ancora una volta ripercorriamo la battaglia delle Termopili, stavolta seguendo una scia di umorismo che spernacchia qua e la ,cogliendo le sfumature più divertenti degli autori che prima di Ortolani hanno maneggiato la storia.

Quello che no ti aspetti, nascosto in bella vista, che affiora ma viene a malapena percepito, è la vena poetica che scorre lineare e potente fino all’epilogo.

Mi piace pensare che l’autore abbia voluto piazzare una valvola emotiva, dopo un viaggio tra 300 fumetto e film, per sfogare l’energia accumulata. Leo Ortolani è riuscito ad arricchire in modo struggente una storia che non pensavo avesse più nulla da dire, oltre all’epicità di Miller/Varley, all’esaltazione di Snyder e alla profondità di Frediani.

Leo Ortolani ha estratto il cuore della storia e gli ha donato un battito in più. Quel +1 del titolo dimostra che le storie, anche quelle già sentite e raccontate, hanno sempre qualcosa da trasmettere, specie se narrate egregiamente.

Spero che questo viaggio vi sia piaciuto e spero di avervi fatto venire quel pizzico di sana curiosità così che scopriate, se non da questa Storia, i molteplici messaggi che tutte le storie hanno da offrirci.