Madre Terra Fratello Fuoco – Maurizio Patriciello e le mamme della Terra dei Fuochi

Da quando, alla fine degli anni Novanta, il pentito Carmine Schiavone ha rivelato gli spaventosi segreti della Terra dei fuochi, gli abitanti delle città tra Napoli e Caserta conoscono almeno una delle cause dei tanti tumori che li stanno uccidendo: la camorra smaltisce illegalmente sul territorio rifiuti tossici provenienti da Italia ed Europa e queste sostanze avvelenano terra e acqua; se poi vengono bruciati, inquinano anche l’aria. Il patto scellerato tra camorra e imprese, con l’aiuto di manovalanza disperata (spesso costituita da zingari) pronta a vendere anche la propria salute per pochi euro, da più di trent’anni sta devastando la Campania felix; a quando l’ignobile business è stato reso noto troppo poco è stato fatto per restituire un futuro a questa terra e alla sua gente.

Nel 2016 padre Maurizio Patriciello, in prima linea nella battaglia per salvare la Campania inquinata, ha raccolto in un breve volumetto le testimonianze di alcune madri della Terra dei fuochi che hanno perso i loro piccoli a causa di diversi tipi di tumori. Il risultato è un libriccino che è un pugno nello stomaco, a volte così doloroso che si fa fatica a leggere fino in fondo, ma che deve essere divulgato: Madre Terra Fratello Fuoco.

Dopo una breve prefazione a cura di Beppe Fiorello, don Patriciello riporta il Cantico delle Creature di S. Francesco, e ogni racconto che segue ha come didascalia proprio una delle creature citate dal santo. Come S. Francesco, don Patriciello sa che la natura è sempre luminosa, colorata, profumata; mentre per l’uomo il discorso è diverso: è sua facoltà scegliere di seguire la strada della legalità oppure quella del delitto. Le testimonianze delle madri sono strazianti nel loro linguaggio semplice ed essenziale: storie di vite spezzate troppo presto e in un modo intollerabile. Chiudono il libro alcuni altri scritti di don Maurizio ispirati da sdegno, impegno ma anche, come vuole il suo credo, perdono. E impegno e perdono sono i valori su cui convergono tutte le esperienze raccolte nel volumetto.

Nella Terra dei fuochi, alcuni hanno scelto di privilegiare gli interessi economici – in maniera peraltro particolarmente miope, perché l’avvelenamento di questi territori colpisce anche le famiglie degli stessi avvelenatori. In tanti però si battono quotidianamente affinché la verità sia divulgata e queste terre risanate. Grazie al martellamento continuo, qualcosa, seppure troppo lentamente, comincia a muoversi.

Vivo ai margini della Terra dei fuochi. L’odore acre degli incendi raggiunge di rado le mie finestre, ma questo non vuol dire che l’aria che respiro sia incontaminata; come è ingenuo credere che lo siano l’acqua che esce dai miei rubinetti o il cibo che tengo nel frigorifero. Nel 2013 il periodico l’Espresso pubblicò i risultati di ricerche effettuate dagli Americani preoccupati per la salute dei loro soldati e delle loro famiglie che vivono nei nostri territori; l’articolo aveva un titolo che suscitò molte polemiche, ma molto efficace, “Bevi Napoli e poi muori“: l’acqua era l’oggetto principale delle ricerche, ma non l’unico, e le conclusioni terrificanti, come si evince dalla cartina qui sotto.

Ora che finalmente il velo dell’omertà è stato squarciato, qualche dato più recente, e non meno preoccupante, si può leggere anche nella ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità dell’anno scorso. A vent’anni dalle prime rivelazioni di Schiavone, dopo anni in cui – in buona e in cattiva fede – si è negato o minimizzato, nessuno può più nascondere la tragedia che si sta consumando tra Napoli e Caserta.

Non tutta la Campania, fortunatamente, è Terra dei fuochi. Né la Terra dei fuochi esiste solo in Campania. Ma tutte le Terre dei fuochi, senza eccezioni, devono essere denunciate. E tocca anzitutto a ciascuno di noi.

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