Dalla Libreria al Cinema #39 Colazione da Tiffany – Truman Capote

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“La più bella storia d’amore di tutti i tempi”, recita la fascetta in sovra-coperta. In copertina la divina Audrey Hepburn, che indossa il tubino nero più famoso di tutta la storia dello spettacolo. In quarta di copertina: “da questo libro il film vincitore di 2 premi oscar con Audrey Hepburn e Mickey Rooney”.

Non giudicare il libro dalla sua copertina” Sono d’accordo, ma in questo caso non si può fare a meno se non di giudicare, almeno di partire dalla copertina, che rimanda ad uno dei film più belli della storia del Cinema.

Lasciamo un attimo da parte il film, e concentriamoci sul libro, nella versione italiana edito da Garzanti.

La prima cosa che mi ha colpito è proprio il carattere della scrittura, sembra quello di una macchina da scrivere, e infatti  il protagonista  è uno scrittore, o meglio aspirante scrittore, ma poco cambia quanto alla naturale attitudine ad osservare, ed è con questo occhio che avviene la narrazione. Il romanzo è ambientato circa negli anni quaranta, il film almeno vent’anni dopo.

Nel suo primo appartamento newyorkese incontra lei: Holly Golightly, un personaggio straordinario, un misto di innocenza e ingenuità, sensualità, generosità, paura, solitudine, scanzonatezza e tristezza. Sono proprio questi contrasti a farne un personaggio straordinario, reale, umano, emozionante e poetico.

Holly, cover girl, attrice cinematografica mancata, vive alla giornata, in una casa disordinata, con un gatto senza nome, fra feste, corteggiatori, visite a Sally Tomato ( un gangster della mafia, che soggiorna nel carcere di Sing Sing) … Alterna momenti scanzonati a momenti di estrema tristezza, le cosiddette “paturnie”. Infatti, dietro alla bellezza, all’apparente allegria, si cela un triste passato di fuga ed abbandoni. Unico rimedio alle paturnie della ragazza è la visita a “Tiffany”, posto magico.

“Se riuscissi a trovare un posto vero e concreto dove abitare che mi desse le medesime sensazioni di Tiffany, allora comprerei un po’ di mobili e darei un nome al gatto ” .

Da qui il titolo del libro e del film.

Tiffany è l’unico posto al mondo che le toglie questa sensazione di precarietà, che riesce a riempire il vuoto interiore .

“La malinconia viene perché si diventa grassi, o perché piove da troppo tempo.  Si è tristi, ecco tutto. Ma le paturnie sono orribili. Si ha paura, si suda maledettamente, ma non si sa di cosa si ha paura. Si sa che sta per capitarci qualcosa di brutto, ma non si sa che cosa. Avete mai provato niente di simile?…

Mi sono accorta che per stare meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare da Tiffany. È una cosa che mi calma subito, quel silenzio e quell’aria superba: non ci può capitare niente di brutto lì dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d’argento e di portafogli di coccodrillo”.

Quante donne “sensibili” si identificano con lei? E quante avrebbero voluto incontrare un personaggio come il nostro scrittore, che lei chiama “Fred” perché le ricorda suo fratello?

Fred riesce a starle vicino con pazienza e con amore, sopportando le sue inquietudini e le sue paure, fra momenti di vicinanza e di distacco, non l’abbandona mai. Non mancano anche a lui le sue inquietudini, tipiche dello scrittore che cerca di farsi pubblicare, ma la prima persona a cui comunica che un suo racconto è stato pubblicato è proprio lei: Holly.

Anche Holly vorrebbe amare, ma ha paura, è insicura. “Non si può amare una creatura selvatica, più le si vuol bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in cielo”

È proprio per la capacità che ha di emozionarci e di farci identificare che non posso non consigliare di leggere questo libro, oltre che per la possibilità di fare il raffronto con il Film.

Un film che mi commuove sempre, sin dall’inizio. Solitamente un film fa piangere nel mezzo e nel finale. Questo film a me fa piangere di commozione sin dall’inizio, quando parte la musica di Henry Mancini, un inizio che è già malinconico, e mi commuove sempre.

Rispetto al libro ci sono un bel po’ di differenze di trama, nel libro ci sono dei personaggi in più, la coinquilina di Holly, e dei personaggi in meno, l’arredatrice di “Fred”.

Nel libro il personaggio dell’arredatrice non c’è, ma l’inquietudine (anche economica) dello scrittore esordiente  è resa benissimo e mi ha permesso di identificarmi in molte sensazioni.

Il finale è diverso, ma non vi dico come. Anche Holly fisicamente è diversa, nel libro è bionda con gli occhi azzurri. Nonostante le differenze la capacità di farci identificare nei personaggi e di emozionarci è identica, e lo è anche la straordinarietà dei personaggi, l’atemporalità, l’umanità e la poesia.capote_08

 

 

 

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