Impronte – Hasan Ali Toptaş

Fosse anche solo per leggere Toptaş, vale la pena imparare il turco”, recita la quarta di copertina dell’edizione francese di Impronte, di Hasan Ali Toptaş. La citazione del Frankfurter Allgemeine Zeitung è pienamente condivisibile: leggere Impronte è un’esperienza che va davvero vissuta nella vita.

La scrittura di Toptaş, definito dal Frankfurter Allgemeine Zeitung il Kafka turco, rende incantevole e magico tutto il percorso narrativo che si dispiega in questo libro. L’atmosfera rarefatta e trasognante in cui siamo chiamati a immergerci rispecchia la sublime e irripetibile sensazione del sogno. Un incanto magistrale, dal quale non possiamo né vogliamo uscire, nel quale veniamo trascinati e che vorticosamente ci coinvolge.

Impronte è un viaggio tra sogno e realtà, nei ricordi talvolta vividi e talvolta offuscati di esperienze dure, decisive per la vita di un uomo. Impronte è un viaggio su quella linea di confine, a volte sottilissima, tra la rappresentazione disincantata e febbrile del reale, e il reale stesso. Ci sembra di esser stati inghiottiti in tutto e per tutto nei sogni ricorrenti e nei ricordi di Ziya, il protagonista di questo romanzo. E potremmo rimanere lì, in quei sogni, in quei ricordi e in quella vita sconvolgente, per sempre: non percepiamo nessun contrasto tra il reale e l’irreale, se non nelle occasioni in cui è lo stesso autore che vuole indicarcene la distinzione, come a volerci accompagnare da una parte all’altra lungo la linea di confine. D’altronde, “quando la realtà è sentita con troppa forza, sembra sempre non essere vera”. Percepiamo il sogno solo quando alcuni particolari si fanno troppo irreali, quando le immagini sfumano e si trasformano troppo, o troppo velocemente, o troppo stranamente.

Impronte racconta le esperienze e la vita di Ziya, del suo tentativo di trovare la pace e la serenità andando a vivere nel piccolo villaggio di Yaziköy, di cui il suo amico Kenan descriveva la quiete e il benessere durante uno dei periodi più violenti della vita dei due amici. Ziya è alla disperata ricerca di pace, di allontanarsi dal caos e dai disagi del mondo moderno, ed è proprio a Yaziköy che deciderà di trasferirsi quando non ne può più del marasma cittadino. Ziya è convinto che in questo piccolo paese potrà finalmente ritrovare l’ordine e la tranquillità che la sua vita non ha mai veramente vissuto.

Ma anche a Yaziköy Ziya dovrà fare i conti con le logiche antropiche, con i comportamenti tutti umani da cui nessun uomo sulla terra può essere esente. “La vita d’altronde spesso ci parla attraverso la bocca di chi ha i pori dell’intelligenza grezzi e slabbrati”, e questa è una costante impossibile da estirpare dalla natura umana.81OnWO2rNNL

Hasan Ali Toptaş racconta la vita di un uomo che ha vissuto una tremenda disgrazia, una perdita lacerante e devastante che ne comprometterà per sempre la felicità. Impronte è anche la testimonianza realistica di una guerra infinita, della difesa della frontiera tra la Turchia e la Siria, perennemente in stato di allerta e di tensione. La storia di Ziya è anche il racconto di questo conflitto perpetuo, delle violenze e della mancanza di pietà di cui gli uomini sono capaci: Ziya ha vissuto per alcuni anni la vita del soldato, fatta di soprusi, paura, privazioni, disagi inimmaginabili e nessuna giustizia.

Riuscirà Ziya a trovare la pace che anela, nella città di Yaziköy? Impronte sa rispondere a questa domanda, al dubbio lacerante sulla possibilità di vivere una vita serena, lontana dai guai e dalle pene, nella quale l’animo umano si trasfigura completamente e ritrova ciò che sembra non esistere: l’umanità e la giustizia. “Forse per apparire buoni l’ingrediente più importante è la cattiveria. Non lo so, signor Ziya, ma su questa terra a volte i cattivi sembrano più buoni dei buoni stessi.”

Con il suo stile disilluso e sognante, Hasan Ali Toptaş riesce a delineare perfettamente il dolore e il sentimento di frattura presenti nell’animo umano, usando un linguaggio particolare e unico che impariamo immediatamente ad amare. Mettendo in discussione la possibilità della pace, della realizzazione del desiderio più importante per un uomo, Toptaş ci regala un romanzo che è testimonianza ma soprattutto stimolo alla riflessione e al dubbio. “Ai margini, all’angolo di ogni convinzione ci deve essere sempre una certa dose di dubbio cosicché la convinzione, facendo manovra all’interno di se stessa, possa definire la propria esistenza. Altrimenti che altro valore resterebbe?”

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