I riti di passaggio – Arnold Van Gennep

Una delle poche iniziative editoriali che mi abbiano davvero spinto a decidere di comprare – prima o poi ce li avrò tutti – i libri di una collana: “I grandi pensatori” raggruppati da Bollati Boringhieri. Sarà la semplicità e la sistematicità delle copertine; saranno i nomi altisonanti degli autori coinvolti, o ancora la scoperta di titoli familiari che non ricordavamo di conoscere, come una canzone di cui cerchiamo inutilmente il titolo. Questa collana, insomma, ha un fascino icastico, come il primo libro che ne ho letto: I riti di passaggio dell’etnografo e folklorista Arnold Van Gennep. Non è complesso e articolato come il trattato di Frazer, Il ramo d’oro, ma è un buon punto di partenza per chi vuole conoscere l’importanza teorica e pratica dei riti e dei simbolismi nelle società primitive. E sorprendersi poi a ritrovare tante analogie nelle società contemporanee «civilizzate», termine con cui l’autore ci distingue da quelle «semi-civilizzate».

Potrà sembrarci naturale caricare questo termine di un’accezione negativa, denigratoria, ma non è detto che al cambiamento storico, sociale, scientifico, debba sempre accoppiarsi un’evoluzione positiva dei valori umani o delle regole della convivenza civile. Quello che Van Gennep vuole raccontare, e che le sue ricerche dimostrano in una prosa scorrevole e una struttura sintetica, è questo: ogni cambiamento nella vita di un individuo, inserito in una società, è accompagnato da un rito di passaggio che rafforza il mutamento della sua condizione. Che si tratti della nascita di un bambino, dell’avvento dell’adolescenza o dell’ingresso nell’età adulta; di un matrimonio, di un funerale o una qualsiasi altra cerimonia, Van Gennep ci ricorda la natura sociale che avvolge ogni istante dell’esistenza, di certo  inconsapevole – almeno in alcune società – se ogni rito è considerato necessario e divino. Sebbene non se ne parli molto, rientrano in questa categoria anche i riti religiosi “occidentali”, dunque cristiani e cattolici. Se la magia esiste, è per tutti, ma se i riti giusti, veri, sono solo quelli del nostro credo… Dobbiamo proprio crederci?

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