Una stanza piena di gente – Daniel Keyes

C’è un non so che di inquietante nel leggere questo libro.
Ne associo la sensazione alla paura provocata dalle cose che non si conoscono; come la paura del buio e l’agitazione che ne consegue, di fatto insita nella non conoscenza di dove si stanno mettendo i piedi.
La prova di Keyes, che si cimenta nel genere biografico, è quella di dare un limite ad una patologia che difficilmente ne ha, o meglio, che ne crea di continuo di nuove ne scopre altrettanto velocemente di antiche e insapute.

La stanza è la forma che l’autore dà a una mente speciale, quella di un uomo scisso in 24 personalità che, per l’appunto, riempiono tutti gli spazi; strabordano.

24 personalità in una sola persona.

Alcune impercettibili, quasi infinitesimali, altre ben strutturate e capaci di “tenere il posto” (rappresentato come un cilindro di luce al centro di una stanza buia) cioè avere il controllo del corpo e della mente contemporaneamente.
Keyes ripercorre con l’utilizzo degli appunti presi durante i suoi colloqui con le varie personalità di Billy Milligan, prima, e con la fusione di 23 personalità distinte definita “il Maestro”, dopo, la sconcertante vita di una mente disturbata. Dal suo ultimo arresto del 27 ottobre 1977, alla lenta consapevolezza di sè e del suo essere spezzettato e fragile.

Billy Milligan è un uomo che contiene 24 persone ben distinte, ognuna con caratteristiche uniche e, spesso, un nome diverso.

Queste le 10 personalità che emergono maggiormente:

William Milligan (26 anni) è la personalità originaria o principale. Non ha mai finito gli studi. 182 cm di altezza per 86 chili di peso. Occhi azzurri, capelli castani.

Arthur (22 anni) inglese. La personalità più razionale, fredda e calcolatrice. Autodidatta in fisica e chimica, studia trattati di medicina oltre a conoscere l’arabo scritto e parlato. Domina nelle situazioni di sicurezza. Porta gli occhiali.

Ragen Vadascovinich (23 anni) iugoslavo. Parla l’inglese con accento slavo. Esperto di armi, munizioni e arti marziali. Il suo ruolo è quello di protettore e per questo domina nelle situazioni di pericolo dove bisogna agire per sopravvivere (emerge spesso in prigione)

Allen (18 anni) l’artista del raggiro. Un manipolatore che viene chiamato sul posto per parlare con “gli esterni”. Suona la batteria e dipinge ritratti. L’unico destrimane e con il vizio del fumo.

Tommy (16 anni) artista della fuga. Esperto di elettronica. Si diletta nel dipingere i paesaggi.

Danny (14 anni) emerge in situazioni in cui prevale la paura. Dipinge solo nature morte.

David (8 anni) assorbe tutto il dolore dalle altre personalità. Molto sensibile e intuitivo ma quasi sempre confuso perché non riesce a concentrarsi.

Christine (3 anni) inglese. soffre di dislessia.

Christopher (13 anni) fratello di Christine.

Adalana (19 anni) lesbica. scrive poesie e cucina per tutti. Ha un problema di nistagmo agli occhi.

La storia si segue con facilità grazie anche al tocco romanzato che né olia gli ingranaggi.
Fa spesso rabbrividire perché reale e crea quell’inconsapevole voyeurismo tipico delle tragedie; mi sono trovato a ricercare su youtube video che testimoniassero quei momenti di trance in cui le personalità si avvicendano.
Il cambio di timbro di voce, di accento, gli stessi muscoli facciali si rilassano o tendono seguendo la fisionomia della personalità che si affaccia all’interazione esterna. Vedere lo scintillio degli occhi, prima privi di vitalità, ora così carichi di spirito rende il tutto un’esperienza allucinante.

Commovente la descrizione della solidarietà e il senso di responsabilità che personalità emergenti come Arthur, Ragen e il povero David provano verso le personalità minori.
Bellissimo il capitolo in cui i vari “io”, attraverso incidenti, sospetti e deduzioni, si rendono conto di non essere soli.

Si cercano.
Si trovano.
E infine si danno delle regole per tenere fuori gli indesiderati, cioè quelle personalità instabili, poco utili o addirittura dannose per il mantenimento di un equilibrio.

Keyes è stato bravo, se effettivamente questo era il suo scopo, a rivestire col manto del buonismo il povero Billy Milligan – se non altro perché è stato massimamente strapazzato negli anni del carcere – ma contemporaneamente lascia degli spiragli di dubbio ai lettori:
Possiamo realmente fidarci dell’interpretazione romanzata che Daniel Keyes fa della mente speciale di Billy Milligan?
La scienza clinica come si pronuncia?

Da par mio mi arrovello da lungo tempo con una riflessione di mia moglie:
le personalità multiple possono essere considerate  come individui il cui cervello sta cercando disperatamente di evolversi, creando e ricreando, senza sosta, scambi, intersezioni, punti di contatto che portano (per ora) a dei corto circuiti?

(mia moglie non accetta la definizione che la scienza dà al manifestarsi della personalità multipla cioè la difesa estrema che la psiche umana mette contro un trauma forte, spesso infantile).

Una lettura affascinante di una storia vera e di una patologia reale che saprà regalarvi più di una riflessione.

 

6 Responses to Una stanza piena di gente – Daniel Keyes

  1. SpeakerMuto ha detto:

    Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui.

    (L’indemoniato geraseno, dal Vangelo di Luca)

    Mi hai ricordato “Shelter – identità paranormali”.

    Wow.

  2. Ingelo ha detto:

    Grandioso film che non ho ancora avuto modo di vedere.
    Effettivamente, dopo la lettura di questo libro, sarei curioso di vedere la resa cinematografica del disturbo di personalità multipla.

  3. krySal ha detto:

    Quindi è una storia vera?
    wow.
    Mi affascina e mi spaventa al tempo stesso, l’idea di leggerla.

  4. Delly ha detto:

    Su questo problema psicologico ci hanno fatto anche un telefilm… mi sembra si chiami The United States of Tara, dove per stati si intende evidentemente quelli della mente.

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