Theodore Sturgeon – I Figli di Medusa

Leggere quest’opera dopo aver letteralmente divorato “Nascita del Superuomo” mi ha indotto uno strano senso di déjà vu iniziale. La tematica di fondo, infatti, è la stessa – le persone emarginate dalla società – e nella prima parte del romanzo si notano alcuni paralleli con il capolavoro succitato. Fortunamente Sturgeon era uno scrittore davvero brillante e, sebbene l’idea portante su cui ruota l’intero libro sia simile da un punto di vista concettuale a quella dell’Homo gestalt, “I Figli di Medusa” offre un punto di vista filosofico e morale davvero unico, e soprattutto analizza il fattore “molteplicità” con squisita sensibilità e precisione.

La storia è narrata da diversi punti di vista differenti e i protagonisti – tutti accomunati da un qualche tipo di disagio o disadattamento – si muovono indipendentemente ma tracciando le linee di un disegno che li accomuna tutti. L’autore tuttavia non si limita a far magistralmente confluire le loro esperienze verso un unico punto, ma li rende partecipi di un’esperienza dalle radici così vaste da coprire grosse fette del cosmo. Il costrutto principale del libro è infatti una entità intelligente interplanetaria, una sorta di “mente alveare”, che “assimila” le menti degli esseri viventi dei pianeti e delle galassie che visita – a tal proposito il titolo originale dell’opera, “The Cosmic Rape”, è molto più incisivo da questo punto di vista – e che è formata da una matrice di intelligenze indipendenti costantemente interconnesse tra loro (qualcuno ha detto “Asimov”?). L’esperienza di uno dei nodi è esperienza comune. All’interno di questo immenso cervello ogni domanda riceve risposta nel momento in cui viene formulata, se uno dei “nodi” la conosce. E, per ogni azione che voglia intraprendere, può contare su una moltitudine di attuatori perfettamente sincronizzati tra loro. L’introspezione gioca un ruolo fondamentale, e il momento più alto dell’intero romanzo viene raggiunto nella incredibile descrizione dell’esperienza collettiva, quando ogni individualità si fonde alle altre per diventare un’unica entità. La capacità dell’autore di descrivere quella complessa ragnatela che è il microcosmo interiore di ognuno di noi spicca in modo particolare nel momento della presa di coscienza collettiva.

Come già accaduto con tutti i romanzi di Sturgeon che ho avuto la fortuna di leggere, anche in questo caso la fantascienza funge da mero fondale per affrontare temi di elevato spessore. Viene utilizzata, se vogliamo, come mezzo. Il vero fine di questa, come di altre sue opere, è quel realismo psicologico che lo contraddistingue in modo così marcato dalla gran parte degli scrittori sci-fi e che gli consente, in una manciata di pagine, di delineare tratti caratteriali e introspettivi che hanno la capacità di affondare nella mente di chi legge e permeare il resto della lettura, come fa il basso in un arrangiamento musicale.

Scorrevole e profondo, perfetto come antipasto, tuttavia il piatto forte, secondo me, questo autore lo sforna altrove.

Siamo esseri umani perché esistono forme di intimità tra noi che non possono essere sperimentate da… dai conigli, per esempio. Se un uomo fa un grande sacrificio per una donna, questa può essere una prova d’amore. Considerazione, cavalleria, gentilezza, pazienza, condividere letture e musica… queste sono le cose che rivelano la natura di un uomo. Non si può chiamare “dimostrazione di virilità” l’atto con cui un uomo mostra di desiderare quello che vuole anche un coniglio, con la stessa intensità di un animale.

3 Responses to Theodore Sturgeon – I Figli di Medusa

  1. darsch.it ha detto:

    Theodore Sturgeon – “I Figli di Medusa” – Articolo originale

  2. Delly ha detto:

    Riuscirò prima o poi a superare il mio personalissimo scoglio d’indifferenza verso la fantascienza?

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