Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

Amir e Hassan sono due bambini afghani cresciuti insieme: sono come fratelli, non fosse altro che Hassan è il servo personale di Amir.

Per tradizione, quindi, Hassan è inferiore al suo unico e affezionato compagno di giochi. Gli è fedele e lo sarà sempre, anche quando Amir non riesce a vincere la sua vigliaccheria, una volta più di tutte le altre, provocando un solco profondissimo nel loro rapporto.

Il senso di colpa è difficile da affrontare ma impossibile da sotterrare: passano gli anni e Amir, con suo padre Baba, emigra negli Stati Uniti. Riesce a perseguire il proprio sogno, quello di diventare uno scrittore; riesce a conquistarsi un po’ dell’affetto e della considerazione che il padre gli ha sempre somministrato con troppa parsimonia, come se avesse paura di sprecarli, grazie anche al suo matrimonio; riesce ad accantonare e forse ridimensionare la colpa che gli resta comunque addosso dopo oltre vent’anni.  Un giorno, però, gli si presenta l’occasione per rimediare il male che ha fatto: spaventato, si fa coraggio e torna a Kabul, che ora è in mano ai Talebani e non lo accoglie come si sarebbe aspettato. Tutti i suoi ricordi sono sovrastati da un paesaggio desolante.

Il cacciatore di aquiloni è un romanzo sul contrappasso, che non cessa di seguire il protagonista per tutta la sua durata. La colpa da cui muove l’azione è grave, e altrettanto dolorose sono le prove che Amir deve affrontare in seguito. Sembra quasi che non potrà mai più uscirne: la morte del suo passato sembra volerlo trascinare con sé e tingere anche il futuro. Si potrebbe pensare che se lo merita, ma si potrebbe anche credere che tutti vorremmo l’opportunità di riscattare i nostri peccati, senza essere giudicati troppo severamente. Ecco perché non è possibile riporre questo libro sullo scaffale senza averlo finito.